42 ALDO MATTEI «Il gen. Nugent fu attaccato presso Lippa dai francesi, che avanzavano sulle strade di Postumia e di Trieste. La colonna giungente da Postumia intrapreso, con 3 battaglioni, 2 cannoni e 2 obici, il primo attacco contro gli i. r. posti avanzati, collocati davanti a Torrenova, che ripiegarono sul corpo grande. Allettato, il nemico attaccò Torrenova in due masse, ma fu ricevuto a piè fermo, con artiglieria, e costretto a fuggire. Il magg. de Gavenda inseguì il nemico ed occupò di nuovo Torrenova, quindi affrettossi a far fronte contro una forte colonna nemica che avanzava sulla strada di Trieste contro Passiaco. Colà il cap. de Ogumann del 5. Confinario seppe trattenere il nemico finché il gen. Nugent guadagnò tempo per intervenire, attaccando il nemico stesso alle spalle, mentre Ogumann ne sfondava vigorosamente il centro. L’inseguimento fu svolto senza tregua, al di là del campo trincerato d’Er-pelle, fino a Basovizza e l’avversario perdette 300 uomini tra morti e feriti (compresi 4 ufficiali) e 450 prigionieri». Sotto l’effetto di quel rovescio, a Trieste veniva proclamato lo stato d’assedio. Il col. Rabié, comandante d’armi della piazza, ordinò agli abitanti «di rimanere possibilmente nelle proprie abitazioni, scansando di girare oziosamente per le strade e guardandosi dall'accostarsi ai luoghi dove avvengono disordini». Tutti i cittadini, dai 18 ai 60 anni, formavano la Guardia Nazionale e dovevano prestarsi al servizio di pattugliamenti notturni. A tale scopo la città era divisa in 8 rioni. Era però ammessa la sostituzione con persone di fiducia, cui dovevano venir corrisposti 3 franchi a testa. Come uniforme era prescritto per la Guardia il costume dei villici del contado. Il 10 settembre le truppe di Nugent eseguirono un’incursione in Trieste stessa, di cui abbiamo trovato narrazione nella «Passeggiata Storica» del Tribelli; «Battuti presso Basovizza, i francesi si trincerarono nel castello, dove demolirono diversi fabbricati e rinsaldarono poi le volte a prova di bombe, piazzarono cannoni nei fortini e rivestirono le mura con sacchi di sabbia. La mattina del 10 settembre comparvero improvvisamente, alle 4 e mezzo del mattino, in Piazza della Borsa, 150 fanti austriaci e 30 ussari, parte proati, parte ungheresi, che iniziarono l’attacco contro la batteria del Lazzaretto Vecchio. La guarnigione del castello sparò alcuni colpi da quella parte, mentre un drappello di soldati correva in Piazza Grande e Piazza della Borsa, dove si cominciò a combattere. Da una finestra della Dogana Vecchia (ora Tergesteo) un tiratore sparò alcuni colpi, uccidendo un austriaco. Un soldato ungherese rimase ucciso in Via Crosada da una pattuglia francese. Dalla cavalleria austriaca furono colpiti a morte due cittadini, indossanti l’uniforme della Guardia Nazionale francese, in servizio alla Gran Guardia». Dopo poco, gli incursori si ritirarono, paghi dello scompiglio causato. Il «nonzolo» della cattedrale, al primo trambusto, aveva chiuso la Chiesa di cui i francesi barricarono poi i dintorni con pietre, steccati di grosse travi acuminate, ecc., occupando pure il campanile, che però il 17 fu sgombrato. In seguito all’avvenuto, veniva soppresso l’«Osservatore Triestino», che riprese le pubblicazioni appena dopo l’entrata degli austriaci.