RIVERBERI DELLA STORIA DELLA CARBONE-RIA E DELLA GIOVANE ITALIA NELLA TRIESTE DEL MILLEOTTOCENTO VENTUNO Il giorno 8 Marzo del 1821, sugli albi della città di Trieste veniva affìssa la seguente: NOTIFICAZIONE „La Società dei così detti Carbonari, che si è dilatala in diversi Stati circonvicini, ha tentato di fare proseliti anche in questi Cesarei Regi Stati. Dalle indagini che sono state fatte a questo oggetto, si sono scoperte le mire, quanto mai pericolose per lo Stalo, altrettanto ree, di questa Società, le quali per altro non ad ogni membro di essa vengono palesate dai superiori della medesima. Per espresso comando di Sua Maestà l’imperatore e Re, lsi deducono queste mire a pubblica universale notizia per avvertimento di ciascheduno dei suoi sudditi. Lo scopo preciso a cui tende l’azione dei Carbonari, è lo sconvolgimento e la distruzione dei Governi”. Tale notificazione stampata a cura del privilegiato annotatore delle pubbliche 'stampe, Gaspero Weiss e recante in calce le comminatorie del Codice dei delitti, veniva emanata alquanto in ritardo, perchè a breve distanza di tempo della notificazione in parola, sulle rovine della Carboneria già era sorta la Giovane Italia. L’avo dell’autore di queste pagine, Giovanni Veronese, spentosi novan-taquattrenne nel 1893, spesso ricordava a’ suoi nepoti non pochi episodi della vita triestina svoltisi nei giorni che seguirono la fulgida epopea napoleonica, rammentando con particolare compiacimento, le relazioni che intrattenne con Feliee Argenti, uno dei più ferventi apostoli dell’unità d’Italia e del quale tracceremo ora un succinto racconto. Raffaello Rarbiera nel suo libro intitolato La principessa di Belgiojoso, ricorda le varie vicende dell’Argenti prima del suo soggiorno nella città di S. Giusto, avendo prescelto questa città allo scopo di rifugiarsi — se ricercato dalla polizia — in qualche nave inglese o americana che allora godevano il diritto di asilo. „Felice Argenti — così il Barbiera — primeggiò ben presto fra i giovani ribelli all’Austria. Nativo di Viggiù, borgo ridente del Varesotto, l’Argenti si fé carbonaro nella Vendita di Milano, e, nel 1821, fuggì in Piemonte.