L’ORA DI TRIESTE NELL’ATTUALE CONFLITTO 289 prò Malta venisse fatta sospendere. — La nostra iniziativa, difatti, non potè aver séguito: i grandi quotidiani del Regno, sui quali contavamo perchè riproducessero il nostro primo articolo e gli altri che sarebbero venuti poi specificando le condizioni della lotta nazionale a Malta, ci risposero ch’essi tenevano già pronta per conto loro una serie d’articoli redazionali tendenti al medesimo scopo . .. Articoli che, occorre dirlo?, non videro mai la luce. Mah! La politica estera dell’Italia ufficiale era, nel 1920, (hor-ribile dictu, poco dopo Vittorio Veneto!) rinunciataria! Non eravamo però noi rinunciatari; noi, mistici dell’irredentismo, che proprio allora ci battevamo per la causa di Fiume e sapevamo che intimamente concorde con Gabriele d’Annunzio era Benito Mussolini, e sentivamo che prossima era la rinnovazione dell’Italia e che dopo la marcia di Ronchi (primo atto immediato di ribellione alle ingiustizie della pace di Versaglia) sarebbe venuta la Marcia su Roma (1). Fu tutta qui, vedete, nel culto deH’irredentismo, la nostra educazione. «L’irredentismo, basato sopra una necessità di fatto, la sicurezza strategico-geografica dei confini nazionali», si venne dentro di noi via via convertendo di fatto materiale in fatto morale, la sicurezza strategico-geografica dovendo essere integrata, sostenuta e garantita dalla sicurezza psicologica e culturale. «I grandi ideali della storia non muoiono mai». L’irredentismo è uno di questi, è un’idea-forza: diventò — per noi — «la fede nella nazione come più perfetta forma di convivenza umana, come organismo provvidenziale, voluto da Dio, composto di inviolabili fattori etnici, storici, morali». (Giovanni Mira). La nostra fu la vita del recluso che, attraverso le sbarre del carcere, sogna il mondo della libertà. Costretti a sognare la patria che non possedevamo, sognavamo — naturalmente — una patria ideale. E poiché eravamo a contatto con altre genti, le quali volevano imporci l’ideale della patria loro, la nostra — naturalmente — doveva essere la migliore delle patrie. Così eravamo messi, di confronto in confronto, sulla via della ricerca di un mondo migliore, migliore — dico — di questo mondo reale in cui ci era toccato di vivere, migliore per noi... e per tutti. Ed ecco che ci si schiudeva dinanzi la visione di una società umana dalla quale sparissero le ragioni degli attriti infecondi e (1) «Ronchi è un nome sacro alla nuova storia: vi è stato arrestato Oberdan nel 1882; vi è stato ricoverato Mussolini, ferito; vi si sono adunati i legionari di d'Annunzio per la conquista di Fiume. Da Fiume, vicino a Marconi, d’Annunzio invia un messaggio a tutti gli uomini ; invoca il Dio vivo, dalla nave geniale di un Italiano che ha donato al pensiero fulmineo dell'uomo i silenzi aerei del mondo.- ma il mondo è sordo. Da Fiume, parlando a Piazza Dante, Mussolini si assume la responsabilità di ridare a Roma l’mpero: ma il mondo non ode». TITTA MADIA, Il Mare protagonista italiano («Il Popolo d’Italia», 30, Vili, ’40).