BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 189 giorni, ma nell’incontro di due fuochi fatti uno-, il fuoco dei legionari e il fuoco degli Italiani del Canale, poi il Piemonte si costella di lampade, alla cui luce occhi dì legionari entrano in rapporto con occhi di donne. Le donne cantano : la bandiera italiana è fra tutte la più bella, noi vogliamo sempre quella, noi vogliamo la libertà; e dalle murate i legionari, ebri di cimento, raccomandano, promettendo : mamma, non piangere se c’è l’avanzata, m’hai fatto ardito e non ho paura; asciuga il pianto della fidanzata. E’ una pagina «sui generis», ma che, oltre ohe del vivace ingegno del nostro autore, dice di quella sua particolarità stilistica di cui dicevo. Ed attendiamo ora i prossimi doni che Donatello D’Orazio ha in animo di farci, doni di cui sappiamo che ha, in qualche busta, varie cartelle manoscritte e di cui ha, altrove, le nuove esperienze di cui essi saran frutto. Mario Pacor GARIBALDO MARUSSI, Assalto al Palazzo, Ancona, All’impresa del Cònero, 1940-XVIII, pp. 159 (1. 12). Quando, due anni orsono, uscì il primo volume di Garibaldo Marussi, Gente qualunque, la critica lo accolse con sincera simpatia e subito riconobbe nei racconti che lo componevano il segno d’uno scrittore bene avviato. Oggi questo Assalto al palazzo conferma le doti che in quello si erano ravvisate. Mostra, anzi, un progresso. Infatti nei racconti di Gente qualunque la prosa era àncora umiliata e generica, volta affrettatamente al documento umano. Pareva che 11 fossero scartati i valori della fantasia in favore di una scarna oggettività. Non ora che il Marussi abbia rinunciato ad una tendenza documentaria, che è forse al fondo del suo animo d’artista, soltanto la sua prosa s’è arricchita, fatta meno approssimativa, e l’andatura della descrizione ha preso un vigore evocativo più sostanziale. Si “potrebbe dire che in questo volume è l’evocazione che fa documento e propriamente la fantasia che ne sorregge il tessuto. Cosi una vibrazione tutta particolare circola per le pagine del libro e ne spande l’eco. 11 descrivere dell’argo-niento prende mosse rapide, lo scene si susseguono veloci, una tensione senza soste colloca mobili riferimenti. E l’atmosfera par sempre surriscaldata. Gli otto capitoli in cui il libro è diviso costituiscono otto separate avventure vissute nella Piume dannunziana e la ragione per cui fanno corpo unico è in quell’ambiente d’eccezione nel quale si svolsero e che il Marussi ci presenta con felice quanto poetica evidenza. Questo ambiente arroventato da un sentimento epico è il vero protagonista che occupa tutta la scena: le cose ohe in esso accadono portano in sè l’impronta d’una vita straordinaria, sì che ogni fatto assume il carattere di evento leggendario. Popolo e legionari, riuniti nella mirabile ed eroica avventura, qui vivono con un’intensità che acuisce i sensi ed arricchisce le facoltà. Un trepido incanto, quando non addirittura un miracolo, par stare alle origini d’ogni avvenimento,. e dovunque la passione ingigantisce la realtà. Marussi spiega dinanzi a noi questa realtà con quel calore che soltanto può provenire da chi ad essa è stato Vicino, da olii per lungo tempo ne h^ ascoltato l’eoo. Essa è per lui, oggi, ricordo che da molto ha portato in sè e quindi la richiama sorretto da una sensibilità educata. Quanto ha visto e vissuto, quanto ha depositato dentro di lui, in un senso di epica purezza, troviamo nel volume ridato con passione erompente. E se più sopra abbiamo parlato di documento, vogliamo ora chiarire che questo è cosa tutto diversa dalla cronaca. Unicamente e proprio perchè i fatti narrati sono giaciuti nel cuore, hanno perduto la loro occasionalità e possono rinascere per tramite della, fantasia in una composizione artistica. Chè il Marussi l’arte ha tenuto' presente e questa subordinato alla celebrazione. Se poi l’una e "altra si sono felicemente incontrate sul terreno descrittivo ciò si deve a nutl’altro che alla capacità trasfigura-trice ed assorbente dello scrittore. Chè, prevenendo un’obiezione di certi facili critici, a noi non interessa ricercare la realtà storica dei fatti, essendoci sutficiente ohe il testo corrisponda ad un’emozione sincera, che esso ricrei per noi il senso più profondo di quello che fu, allora, la realtà vissuta: quel senso insomma che non ha interessi pratici. Il Marussi fa dunque in questo libro della narrativa epica; trasforma e deforma secondo che il sentimento gl’impone. Talvolta si lascia prendere la mano e ne viene un surrealismo eccitato ed eccessivo, come nel secondo capitolo. Ma nell’insie-me sa attenersi ad un rigore, ad una scrittura sorvegliata nella sua nervosità quali nel primo volume certamente non si riscontravano. Così l’avventura si colloca entro una forma conchiusa, non sba-