150 GIUSEPPE LAURO AIELLO L’attività di Nazario Sauro in quei giorni fu intensa, egli portò in tutte quelle operazioni, condotte con alacrità e con giudizioso ardimento, il contributo prezioso della sua personale conoscenza dei posti, mentre si vincolava con rapporti sempre più cordiali con i comandanti delle nostre siluranti, i quali apprezzavano in modo superlativo le rare qualità, la capacità e l’entusiasmo del prezioso collaboratore. Sopratutti lo ebbe caro Costanzo Ciano il quale lo volle vicino nelle più ardite missioni che gli venivano affidate. Il 28 maggio 191G si apriva la serie delle violazioni dei porti nemici da parte delle nostre siluranti di superficie. Nel pomeriggio di quel giorno giungeva infatti a Grado, proveniente da Venezia, la Torpediniera 24 O. S. al comando del Tenente di Vascello Manfredi Gravina. Nazario Sauro attendeva, e si può immaginare con quale cuore imbarcò sulla navicella come pilota. Verso la mezzanotte, fatti i rifornimenti, la torpediniera partì alla volta di Trieste, seguita da un M. A. S., mentre a Grado rimaneva una squà-driglia di siluranti pronta a muovere. La notte oscurissima e piovigginosa era propizia per la sorpresa, ma poco ¡favorevole per un esatto orientamente; tuttavia l’abilità del comandante e del pilota e lo spirito che li animava superò ogni difficoltà. Lasciato il M. A. S. a sei miglia dal porto, la 24 O. S. penetrò cautamente entro i moli fra le dighe e l’ingresso di Muggia, la parola d’ordine segnalata dalla lanterna venne lasciata senza risposta. La torpediniera diresse verso la banchina dove erano ormeggiati dei piroscafi che si sapevano destinati al trasporto di truppe e di munizioni. Nell’oscurità si scorgevano confuse masse oscure sormontate da pinnacoli che sembravano alberi di navi. In quella direzione furono lanciati due siluri che colpirono, come si seppe poi, la banchina dietro la quale si trovavano i piroscafi. Lo scoppio dei siluri diede l’allarme, molti segnali si accesero da terra, dalla lanterna cominciarono a sparare fucilate, poco dopo entrarono in azione i cannoni, ma i proiettori tardarono e la nostra torpediniera ebbe tempo di invertire la rotta e allontanarsi. Rintracciato il M. A. S. la 24 O. S. diresse su Grado dove rientrava alle ore 3.40 del mattino.’ Ma Sauro, sempre lieto e felice quando gli era dato di arrecare offesa al nemico e specialmente quando poteva avvicinarsi alla sua terra natale, non amava dormire sugli allori. Lo ritroviamo infatti pochi giorni dopo, il 3 giugno, sul sommergibile «Atropo», al comando del Tenente di Vascello Giotto Maraghini, come pilota pratico. Partito da Ancona con grosso mare da scirocco, a notte fatta penetrarono nel canale di Selve orizzontandosi con l’oscura massa delle isole che man mano e a mala pena si intravedevano fra un piovasco e l’altro. Dopo una navigazione tormentata dal mare, con rotta prima verso la isola di Pago e poi con la prora sugli scogli di Dolfin, alla incerta luce dell’alba il comandante avvistava al periscopio due piroscafi. Fu eseguito il lancio di una coppiola di siluri contro il più vicino di essi, l’«Albanien», che colpito in pieno in quindici minuti affondava. L’episodio di questo siluramento è narrato, con ricchezza di particolari, dall’ammiraglio Maraghini nel suo volume «Il Sommergibile Atropo».