Di un patriota e storiografo triestino: Antonio Tribel 109 Il Caffè «Volti di Chiozza», condotto dal Ferrari, divenne il luogo di raccolta dei rossi: camicie rosse che avevano combattuto con Garibaldi, e cittadini di idee avanzate, che dovevano poi costituire il «Partito d’azione» di spirito rivoluzionario, antiaustriaco e anticlericale, seguace di Mazzini e del suo apostolato. (5) Antonio Tribel non vi mancava. Le idee dei rosisi erano, sia nel campo politico, che nel campo sociale, in opposizione a quelle del «Partito liberale moderato», guidato da patrioti come Francesco Hermet, Arrigo Hortis, l’avv. Vidacovich, il De Bin, ed altri. Ma sia pure per vie diverse, entrambi i partiti miravano ad uno stesso ideale, erano mossi da una stessa passione. I «moderati» si riunivano nella «Società del Progresso»; i rossi diedero vita alla Società Operaia Triestina. Ideatore ne fu Tito Bullo, costruttore edile, votato all’idea mazziniana, all’elevazione spirituale dell’operaio. Per suo impulso il «Comitato Promotore dell’Operaia» si riuniva in una saletta della trattoria Scala d’Oro.(6) Colà vennero poste le basi del nuovo sodalizio, che tendeva appunto ad armonizzare gli interessi della classe operaia con quelli della città, le sue aspirazioni sociali con l’ideale nazionale. La grandiosa utopia delPInternazionale rosseggiava all’orizzonte; proclamava diritti, consigliava rappresaglie, imponeva la lotta di classe. Tito Bullo voleva invece che emergessero anche i doveri del lavoratore, e che lavoro e patria fossero sinonimi di cooperazione e di fratellanza. La prima direzione dell’Operaia riuscì composta da: Tito Bullo, presidente; Pietro Rangan, vicepresidente; Francesco Mohorich, segretario; Antonio Tribel, ragioniere; Francesco Scomparini, cassiere. Già nel settembre 1869 la società indiceva il primo comizio operaio triestino al Teatro Mauroner, «per deliberare intorno a parecchie domande circa la sistemazione delle ore di lavoro, mercede, condizioni del garzonato, ed altre». Fra gli oratori, vi si distinse anche Antonio Tribel. Nell’ottobre 1869 usciva l’organo sociale VOperaio, col motto «Libertà ed Eguaglianza» — «Lavoro e Fratellanza», e con programma ricostruttivo e di conciliazione. S’inizia la biblioteca sociale, e mio padre vi concorre con un dono di 14 volumi. Nel 1870 s’inaugura la scuola serale, ed è pur lui fra gli insegnanti (lezioni di conteggio) coi maestri A. R. Ciatto e L. Tolentino, e col prof. G. Milcovich. È qui devo aggiungere che mio padre, cattolico, fu sempre di sentimenti religiosi, ma anticlericale, (7) come lo esigevano le circostanze del tempo; fautore della scuola laica, amico del popolo, tanto, che nelle elezioni comunali votava sempre nel IV corpo, quando nella sua qualità di impiegato, avrebbe potuto votare nel III; era mazziniano, e non sordo alle nuove idee sociali che percorrevano allora l’Europa, ma la bandiera cittadina la voleva, sì, rossa, ma fregiata dell’alabarda. La Associazione Triestina di Ginnastica, fondata nel 1868, era una filiazione della Società Triestina di Ginnastica, sorta già nel 1863, e poi sciolta dal governo austriaco, che doveva col tempo sciogliere altri sei sodalizi ginnastici germinati successivamente, e con vari nomi, da quel primo tronco. La Società era stata fondata «onde giovare al bene, morale e fisico della gioventù triestina» (Statuto, 1863, § 1), concetto racchiuso poi nel motto Mens sana in corpore sano, dove mens va inteso appunto nel significato più lato di spirito, morale. (8) Dalle carte di mio padre, donate a suo tempo dalla famiglia alla Ginnastica e favoritemi da quella Direzione, risultano le seguenti prove dell’attività da lui spiegata a favore di quella patriottica istituzione. Nel maggio 1868 è chiamato dalla direzione a far parte del Comitato revisore degli Statuti sociali, con Edgardo Rascovich, dott. Carlo Dompieri, dott. Antonio Vidacov.ich, dott. Giacomo Tonicelli, dott. Giovanni Benco ed altri, e vi apporta un’operosità diligente e coscienziosa. Nel giugno seguente propone, con altri soci, come «sprone d’eccitamento e di nobile gara Per l’assidua coltivazione dei vari esercizi ginnastici» — l’istituzione di quattro grandi feste sociali: della Regata, del Bersaglio, della Ginnastica-