IL MUSEO GARZOLINI PROPRIETÀ NAZIONALE Noi italiani quando parliamo di musei, pensiamo sempre o a raccolte d’alto valore artistico o a collezioni di severo carattere scientifico. Collezioni di quelle che s’è convenuto chiamare arti minori, non rientrano per noi nel novero di queste illustri designazioni. Vediamo le cose in grande: e ciò può essere motivo d’orgoglio; ma causa ancora di dolorosi inganni e delusioni. Certo fu in Italia che nacquero le più superbe raccolte d’arte, dai favolosi tesori trasportati dalla Grecia sulle navi di Emilio Paolo, già nella Roma repubblicana, ai Prassitele Mirone Lisippo della villa imperiale d’Adriano, dal Museo degli argenti del Magnifico Lorenzo («museo»: fu proprio il Magnifico che riprese questa parola dagli antichi, e «museo» d’allora divenne termine europeo e universale) fino alla grandiosa Galleria del cardinale Borghese, alla fiorentina Pitti, alle Gallerie veneziane, al Brera milanese. Marmi e bronzi, e bassorilievi e statue, e tavole e tele, ogni alta espressione d’arte ebbe amatori e raccoglitori illustri: e le gallerie e i musei, noti al mondo, delle grandi e meno grandi città d’Italia conservano le fatiche e le gioie dei nostri padri degni delle grandissime opere ch’essi ci tramandarono. Parlando di musei, ripeto, noi siamo abituati al grande. I nostri musei nei secoli furono raccolte di cose magnifiche, collane di gemme, assemblee di giganti. Grande privilegio nostro. E grande nostra debolezza. Fummo come viziati. Abituati ai colossi, non vedemmo i minori e i minimi. Non li vedemmo o li disdegnammo. Ma chi era più povero di creazioni geniali supplì alla nostra vista guastata. Vide le bellezze minori e le amò a volte con passione sproporzionata all’obbietto. Ma le capì più di noi, le amò e le ricercò per salvarle. Terra classica di tante piccole belle cose era naturalmente l’Italia che le trascurava e affettava non vederle. Ecco come sorgano, specialmente in questi ultimi due secoli, le ricerche archeologiche e folcloristiche dei nordici in generale e degli anglosassoni in particolare. Era forse mania di gente curiosa, molto spesso superficiale e portata all’inconsueto e al raro più che al bello e al significativo? Forse; ed è probabile che tale mania in loro fosse foderata di snobismo: conquistare l’antico solletica chi non possiede antichità e nobiltà. E si ama l’antico, da costoro, per l’antico: senza scelta o discernimento. N’è riprova che nessuno ama tanto l’archeologia quanto — almeno in superficie — i nordici e più ancora gli americani. Anche le riviste che vanno per il grande pubblico, sono piene di articoli riguardanti ricerche di ruderi e di scavi. Archeologia che non poche volte scade ad archeomania. Accogliamo dunque tutte le riserve possibili per questo collezionismo ossessionale: che fa raccolte di pipe e di manici d’ombrello, di scatole da cerini e di stringhe da