192 BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO coll’entrata delle truppe del Bonaparte in Italia. Da questa concezione della visione storica - quanto mai giusta - sorge quest'opera che speriamo di poter quanto prima giudicare nella sua completezza. Ma esaminiamo dapprima il volume (un volume intero!) dedicato alle fonti, alla bibliografìa ed all’iconografia di cui il nostro autore si è servito per questo suo poderoso studio che è presentato con affettuose parole da Paolo Orano. Il volume delle fonti (chiamiamolo brevemente così) contiene, oltre una «professione» sul valore della storia del giornalismo negli studi sull’opinione pubblica del Risorgimento, un’ampia visione panoramica di tutto il lavoro, che necessariamente non possiamo riassumere. In esso, lo ricordiamo subito, sono intercalate ses-santacinque illustrazioni (disegni, manifesti, testale di giornali, eccetera), per la gran parte editorialmente inedite. Ma se non possiamo riassumere il testo di questa visione storica, ricorderemo per lo meno gli accenni che l’autore fa alle terre della nostra sponda. Già nelle prime pagine, parlando della prima rivolta dei veneziani contro gli stranieri, quella del maggio 1797, contro il corpo d’occupazione francese, il Perini ci ricorda un triestino, Giuseppe Lorenzo Gatteri che in un suo disegno rappresenta, sul ponte di Rialto, un sanguinoso episodio della lotta del popolo veneziano insorto per la difesa dell’antico regime. Soltanto che qui il Gatteri è chiamato «disegnatore veneziano» : probabilmente il Perini intende dire «di scuola veneziana», ma è evidente che sarebbe stata utile questa specificazione onde evitar equivoci. Più in là il nostro autore ricorda un programma politico del 1818 che vagheggiava il ripristino della repubblica di San Marco da riunire con altri undici stati della penisola in una federazione italiana: uno di tali stati avrebbe dovuto avere per capitale Trieste. Del 1836 il Perini ricorda come la costruzione della ferrovia Venezia-Milano fu l’occasione per molti patriotti di Venezia d’apparir sulla scena pubblica, e come la Favilla» dì Trieste pubblioò un appello alle donne italiane scritto dal Tommaseo, un appello così fervente da venir chiamato «Marsigliese della ferrovia», il quale sosteneva, come gli altri scritti degli altri patriotti, la necessità di sottoscrivere il maggior numero possibile di azioni onde favorire la causa nazionale. II Perini ricorda poi come la notizia della rivoluzione di Vienna del ’48 è stata portata a Venezia da un vapore proveniente da Trieste (era un vapore del Lloyd come noi ben sappiamo ; ci ricorda Pacifico Valussi che lascia la direzione de «L’Osservatore Triestino» per accorrere a Venezia : ci ricorda l’opera del Valussi e del Dall’Ongaro a Venezia. E con ciò abbiamo terminato il nostro rapido esame al volume delle fonti. Passiamo ora al primo volume del Perini, volume nel quale è esaminata la parabola discendente della repubblica di San Marco nella sua ultima fase, quella che dalla neutralità disarmata porta a Campo-formio. Osserviamo anche in questo volume quanto si riferisce alle nostre terre. Vi troviamo citata la «Gazzetta goriziana» del Valeri, il più antico giornale della nostra regione essendo del 1774, poi il giornale del De Coletti, «L’Osservatore triestino» del 1784. L’Istria vi appare anzitutto perchè in essa cerca rifugio il procuratore veneziano Francesco Pesaro, sfuggito all’arresto quando nel 1797 la repubblica, supina agli ordini dell’ambasciatore napoleonico Lallement, perseguita gli stessi patriotti che hanno il grande torto di tentare in qualche modo d’arginare l’in-framettenza francese diretta a far, con intrighi diplomatici, di Venezia un dominio di Parigi. E’ ricordata pure l’opera di Rocco San-fermo che, nel periodo municipalista veneziano, si adoperò con ogni mezzo per salvaguardare l’onore e l’avvenire della sua patria, ed illuso nella grandezza d’animo della Francia, si sforzò di convincere il Direttorio affinchè l’Italia fosse unita in un sol corpo e governata secondo principi di libertà. Uno dei punti basilari del suo programma era il rivendicare all’Italia l’Istria e la Dalmazia. La dimostrazione del buon diritto italiano sull’Istria e sulla Dalmazia ci viene dato più in là, dal Perini stesso, quando questi ricorda la disgregazione dello Stato veneziano avvenuta per opera del Bonaparte e dell’Austria. NellTstria il popolo si ribellò contro quei nobili che sospettava favorevoli al nuovo stato di cose, e nella Dalmazia «le testimonianze di riconoscenza, di affetto, di devozione alla Serenissima si ripeterono in ogni isola, in ogni borgo». Nella Dalmazia, dopo il trattato di Cam-poformio, trovò rifugio l’ultima virtù dell’antica Bepubblica, sicché gli austriaci dovettero' assistere alle dimostrazioni che accompagnarono il ritiro della bandiera di San Marco. «A Zara», ci dice il Perini, «il ritiro del vessillo era avvenuto fri1 il pianto e il singhiozzo. Il maresciallo Stratico lo consegnò in duomo al vicario generale monsignor Armani, che, intonato il De profundis e lasciatolo baciare dai cittadini, lo seppellì.» Il Perini poi ci ri-