166 P. A. QUARANTOTTI GAMRINI praticamente era alla testa del movimento, doveva essere composta almeno di tre membri; il Segretario (o Segretario Generale del F. G. I.) il Vicesegretario e il Cassiere. Al di sotto di questa, chiamiamola così, direzione federale, si muovevano, autonome ma tuttavia sorvegliate nella loro azione, le singole sezioni locali, rette ciascuna da un Comitato eletto dai rispettivi soci. Esisteva inoltre un Consiglio dei Delegati, composto appunto dai delegati di ciascuna sezione, unitamente ai membri del Consiglio Direttivo Generale. Questo Consiglio dei Delegati, che manteneva un contatto vivo tra le sezioni locali e la direzione di tutto il movimento, era chiamato a deliberare sugli «oggetti importanti» che gli venivano sottoposti volta per volta dal Consiglio Direttivo Generale. Ogni anno, infine, doveva venir convocato un Congresso Generale, cioè un’assemblea cui partecipavano tutti i soci, «per udire ed eventualmente approvare la relazione morale e finanziaria» e per eleggere il nuovo Consiglio Direttivo. Dopo che l’assemblea ebbe approvato lo statuto proposto dal Gambini, il presidente diede la parola al giovane Mario Zanetti (12) di Pola, che si occupò dell’«Educazione Nazionale». Quindi si passò, conformemente alle norme stabilite dallo Statuto, alla elezione del Consiglio Direttivo Generale del F. G. I. Può sembrare strano che Pio Riego Gambini non sia stato eletto ad alcuna carica; ma egli stesso volle cosi: per essere più libero, soleva dire, nel dirigere il movimento che gli stava tanto a cuore. Più tardi, spinto probabilmente da nuove considerazioni pratiche — gli avvenimenti incalzavano —, egli assunse anche ufficialmente la direzione del Fascio Giovanile Istriano, di cui divenne il Segretario Generale; ma nel 1911 e nell’anno seguente •— pur restando, grazie alla sua sempre crescente influenza sui giovani, a capo di tutto il movimento — egli preferì mantenersi libero da ogni incarico. Naturalmente, in questo primo periodo, gran parte dei membri del Consiglio Direttivo, e in modo speciale i componenti la Commissione Esecutiva, furono i portavoce di Pio Riego Gambini — che continuamente li esortava e li assisteva — e informarono quindi tutta l’attività del Fascio al fermo e lungimirante atteggiamento politico gambiniano. A Segretario venne prescelto per quell’anno (cioè sino al prossimo Congresso, da convocarsi verso la fine del 1912) il capodistriano Paolo Demori, il quale ringraziò subito l’assemblea, anche a nome di tutti gli altri eletti. Parlò quindi il giovane Foschiatti (13) rincalzando le affermazioni del Gambini. «Noi assistiamo ■— egli disse fra l’altro — alla scomparsa di qualche cosa che non ha più diritto di esistere e precisamente della vecchia Istria e delle congreghe che si sfasciano. Cessano le lotte di campanile, il conservatorismo muore e la gioventù sorge cantando il suo inno di battaglia». Dopo il discorso del Foschiatti, non chiedendo nessun altro di parlare, il presidente chiuse il Congresso.