ORIGINI DEL DOMINIO DI VENEZIA NELL’ISTRIA '(932-1150) 217 ogni probabilità non alludono ad una guerra ma si riferiscono soltanto a delle ostilità sorde, a dei tentativi di svincolarsi, che più volte forse saranno stati sul punto di degenerare in lotta aperta, ciò che Venezia temeva vista la sua situazione generale. Venezia avrà dovuto compiere grandi sforzi per richiamare Gapodistria alla ragione studiandosi in ogni modo di evitare atti di violenza che avrebbero portata a una gravità estrema la situazione di Venezia nei rapporti già cattivi con l’impero. E se la Repubblica riesci a piegare .una volta ancora Capodistria, questo dimostra quanto grande fosse l’abilità di Venezia da saper uscire trionfante anche da passi così difficili. Certo è però anche che il partito antiveneziano, proprio ora che avrebbe potuto trovare terreno propizio, non era invece cosi forte da poter decidere la politica di Capodistria. E questa sua debolezza la si può spiegare prima con l’esperienza del 933 quando Capodistria e l’Istria tutta avevano compreso che ormai Venezia era il cuore pulsante della loro vita e che metterlesi contro significava suicidarsi; in secondo luogo Finefficenza del partito antiveneziano è dovuta anche alla sorprendente abilità diplomatica di Venezia. Delle ostilità, che avrebbero potuto decidere la posizione delle città istriane riuscendo anzi fatali per Venezia (agitata da lotte interne, in guerra con l’impero, privata dei commerci e di ogni contatto con l’istria) terminano invece con un atto di pace che è un trionfo completo di Venezia. Essa infatti ottiene promesse sulla libertà dei commerci, sull’omaggio perpetuo delle cento anfore, sulla fedeltà dei Capodistriani nel caso che altre città dell’Istria insorgessero contro la Repubblica. Capodistria insomma si proclama ormai legata, quasi soggetta a Venezia fino all’estremo possibile cioè la volontà imperiale. Solo l’ordine espresso dell’imperatore avrebbe annullato il valore di questo patto, avrebbe interrotte le relazioni fra Capodistria e Venezia (§ 16). Noi abbiamo riconosciuta in questo atto del 977 grande abilità diplomatica in Venezia; è però giusto ammettere anche buona intenzione e disposizione d’animo, in suo riguardo, da parte di Capodistria in cui, come nel 933, il partito popolare ottiene una nuova vittoria di certo più facile di quella del 933. Ma c’è un altro elemento che può avere avuto il suo valore nel convincere Capodistria ad accettare i patti propostile da Venezia. Si deve pensare che da una trentina d’anni, e precisamente dal 948, gli Slavi avevano riprese le loro scorrerie nell’Adriatico riaccendendo timori ed ansie ovunque. Venezia aveva preparate due spedizioni che furono però alquanto sfortunate e la Repubblica, avendo gran bisogno di assicurarsi la pace, si era trovata costretta a venire a dei patti con i Serbi promettendo loro un tributo! Ma nel 960 i Croati avevano raggiunta Rovigno, l’avevano depredata e quasi distrutta. Venezia forse nel 977 si giovò di questo esempio per intimorire Capodistria. A dir vero Venezia non fa alcuna promessa di protezione a Capodistria in caso di pericolo. Noi però possiamo ammettere si sia trattato di convenzioni orali e di promesse che, pochi anni dopo, dovevano trovare conferma nella splendida spedizione del Doge Pietro Or-seolo II. Venezia dunque nel 977, prevedendo la guerra con l’imperatore e temendo che le città istriane di lui vassallo non volessero profittare, sempre a vantaggio delle proprie autonomie e di quella benedetta parità di diritti che esse certamente non avevano mai dimenticata, Venezia volle assicurarsi un punto in Istria come base per eventuali azioni guerresche ma non solo: Bisogna pensare che le campagne nei dintorni di Capodistria (il famoso «anfiteatro capodistriano») sono fra le più fertili di tutta la penisola e Venezia aveva bisogno di assicurarsi anzitutto i prodotti della nostra terra. Venezia voleva premunirsi contro ogni possibile evento. Nè infatti si ingannava chè Ottone II, allo scoppiare della guerra nel 981, proibì alle città istriane di vendere i loro prodotti a Venezia la quale pertanto venne a trovarsi in enorme imbarazzo anzi, stando ad alcuni autori, soffrì un’orribile fame! Capodistria aveva dovuto obbedire all’ordine sovrano come del resto glielo acconsentiva l’ultima clausola del § 16 Doc. C. Più tardi, ritornata la pace fra Venezia e l’impero, il patto del 977 (dopo una parentesi di inefficenza) poteva riprendere tutto il suo valore come prima della guerra.