310 OSCAR DE INCONTRERÀ presi nella lista relativa di proscrizione. Con questo protocollo venne deciso di assegnare alla custodia e sorveglianza del Regno Unito i Francesi che si erano costituiti prigionieri assieme al generale Bonaparte (14 luglio 1815) e quelli particolarmente pregiudicati che erano caduti in mano inglese durante l’ultima campagna e di internare tutti gli altri in Austria (Moravia), Prussia (Slesia) e Russia (Crimea e Polonia), sotto Ja sorveglianza diretta delle tre rispettive Corti. Dei condannati compresi nella menzionata Ordinanza Reale, vari fuggirono prima della sua emanazione e assieme a molti rifugiati politici ripararono nelle provincie belghe del neocostituito Regno dei Paesi Bassi, negli Stati della Germania Centrale, in Isvizzera, nei Ducati italiani e sotto la paterna protezione di Papa Pio VII, dimentico di ogni ingiuria sofferta. Furono lasciati in pace, seppure strettamente sorvegliati, sino a che non diedero grave motivo di agire altrimenti nei loro confronti, a causa dei loro continui complotti. Allora il menzionato protocollo fu rigidamente applicato e ne rimasero esenti unicamente i regicidi colpiti dalla citata legge «di amnistia» e tre di quei rifugiati politici: Giulia Clary, moglie di Giuseppe Bonaparte, il maresciallo Soult Duca di Dalmazia e il generale conte Lebon. Con le decisioni delle sedute del 10 e del 19 luglio 1817 della Conferenza dei Ministri delle Corti alleate, fu agli altri vietato l’ulteriore soggiorno nei paesi di loro elesione. Già il 12 giugno 1816 però, in una sua lettera all’imperatore Francesco I, il Cancelliere dell’impero Principe Clemente Venceslao Lottario de Metternich-Winneburg (15 maggio 1773 - 11 giugno 1859) aveva proclamato come per la pace e la sicurezza dell’Europa riunire in Austria e stabilmente deferire ad essa la custodia della maggior parte di questi individui «fosse più vantaggioso al lasciarli sparsi, propagare il loro veleno in tutte le parti del mondo». Negli Stati ereditari del suo Sovrano e Signore potevano essi venire sottoposti «a severa, conseguente vigilanza, adeguata ai piani che potevano tramare» (11). Con dette deliberazioni fu definitivamente delegato alla menzionata Conferenza Ministeriale, che periodicamente si riuniva a Parigi, di pronunciarsi, quale unica competente, in merito alla richiesta, da parte di tutti gli esuli — compresi i Napoleonidi — di qualsiasi mutamento della residenza coatta nella data città, o acquistata tenuta, o anche di intraprendere dei viaggi, sia pure di breve durata, fuori dei confini dello Stato che aveva assunto la loro custodia. La zona d’internamento fu però allargata: tutto il Regno di Prussia, tutto l’impero Moscovita e le provincie settentrionali e quelle tedesche dell’impero d’Austria (12). Come si vede le proposte del Principe de Mettermeli erano state accolte solo parzialmente; esse furono però — è bene osservare — il primo tentativo ufficiale del grande statista di Coblenza per attirare nell’impero, onde servirsene all’occasione propizia come di preziose pedine politiche, tutte le vittime dei rivolgimenti europei, sieno esse Napoleonidi e rivoluzionari pericolosi, oppure Principi spodestati e legittimisti ortodossi. Tattica abilissima questa che fruttò alla duplice Monarchia spesso vantaggi diplomatici di vasta portata e che continuò anche dopo la scomparsa dell’uomo, che s’era autodefinito «una roccia contro cui si infrangono le ondate del disordine».