ORIGINI DEL DOMINIO DI VENEZIA NELL’ISTRIA (932-1150) 213 minare, nel 933, col chiedere pace nel cui atto essa appare, rappresentata dal suo Locoposito, subito dopo il Marchese e i rappresentanti di Pola capoluogo delFIstria. Insomma a leggere attentamente il Docum. A si ha l’impressione che d’un tratto, nel gennaio del 932, Venezia fosse sopraggiunta a Capodistria e con azione decisiva le avesse imposta la firma di questo vero c proprio atto di sottomissione. Nè il § 11 può contrastare con la nostra ipotesi che anzi proprio da esso ci vien fatto di supporre che addirittura lo stesso Doge fosse venuto a Capodistria per impressionare maggiormente la città e Venire a rapide conclusioni. E tale supposizione può poggiare sui seguenti argomenti: 1) nel 1000 e nel 1150, come vedremo, il Doge farà circa altrettanto per altre città istriane. 2) Nel § 11 è detto: «venimus ad vestram presentiam causa istius legationis» e Patto, come si osservò, è firmato a Capodistria! 3) Poco dopo nell’Istria scoppia la ribellione le cui cause possono essere anzitutto l’ardimento del Doge e quindi l’effervescenza della reazione subito dopo la sua partenza. 4) Altrimenti non si potrebbe spiegare il rapido, immediato succedersi di tanti grossi avvenimenti: l’atto di omaggio, l’improvvisa rivolta e tutti gli orrori commessi ai danni dei Veneziani (Docum. B §§ 1-8), le sanzioni poste da Venezia (Docum. B § 9) e da ultimo le non brevi pratiche per il ritorno della pace. 5) Soprattutto non si spiegherebbe questa rivolta avvenuta proprio ora quando cioè il resistere a Venezia diveniva sempre più diffìcile e le speranze di successo sempre meno certe per la crescente potenza della Repubblica, Va bene, come dice il Filiasi, che i Veneziani tardi pensarono di dominare gli altri, tuttavia, per provocare una ribellione di tale violenza e il particolare istantaneo voltafaccia di Capodistria, essi devono essere ricorsi a dei mezzi tali a cui gli Istriani lì per lì si saranno intesi nella necessità di rispondere con tutta energia: Ad una tacita violenza della raffinata diplomazia veneziana che aveva bisogno di lavorare piuttosto al coperto per non allarmare i Sovrani dell’Istria, si rispose con una clamorosa violenza popolare la quale invece aveva bisogno di farsi sentire anche lontano! Ed ecco come noi dovremmo riassumere gli avvenimenti intorno al 932: Finora Venezia si era preoccupata solo di assicurare i propri commerci anzi, come osserva il Romanin, aveva protetta l’autonomia delle città istriane sostenendole contro il Feudalesimo. Senonchè un tale tenore di cose poteva durare fino a un certo punto: come Venezia sempre più ingrandiva, aveva anche maggiori interessi da salvaguardare, e un’influenza diretta, anzi quasi dominante, in Tstria le diveniva sempre più necessaria. E così essa avrà iniziata la sua lenta ma risoluta azione di infiltrazione e di ingerenza politica nelle città istriane, prima di tutto in Capodistria la più particolarmente inclinata a Venezia per affinità di origini, per più stretti legami commerciali. Venezia però non avrà potuto evitare certi ostacoli contro cui avrà premuto invano suscitando la diffidenza dei Capodistriani e coperti dissidi e sorde lotte che spesso saranno trascese in risse di piazza (Docum. A §§ 14-1G). Pietro Candiano II, uomo accorto ed energico, salito al Do-gado forse proprio agli inizi del 932, volle subito per prima cosa definire ’a questione di Capodistria agendo nel modo che già si disse. Ma per meglio addentrarci nello spirito degli avvenimenti del 932-933, io credo si debbano prendere come punto di partenza i §§ 14, 15, 16, del Docum. A nonché i §§ 6 e 13 del Docum. C. Stando infatti a questi parafali, ma specialmente ai due ultimi, appare evidente che non tutti i Capo-distriani simpatizzavano per Venezia, che anzi ve ne erano di contrari alla politica che la propria città sosteneva con essa. E se nel 977 (dopo le sanzioni del 932-933 nelle quali gli Istriani avevano ben misurato il grande lQro bisogno di tenersi stretti alla Repubblica) se ne! 977 vi era ancora qualcuno a Capodistria che vedeva di malocchio Venezia, tanto più e peggio Poteva essere stato prima degli avvenimenti del 932-933. E come potremmo noi non ammettere che simpatizzanti per Venezia fossero le masse popolari, mentre avversi ad essa fossero gli aristocratici? Questi logicamente erano Portati a simpatizzare piuttosto per la feudalità e riconoscevano nel Mar-f 8^e -13' ma‘ss'ma autorità dellTstria. Il popolo invece, naturale nemico della feudalità e che tutto viveva del commercio con Venezia, era portato a sostenere le parti di questa. Ma l’atto del 932 impressiona così i vari partiti