328 BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO mulare riserve sostanziali, salvo il caso del Pilosio che in «Giornalismo» di Roma ha creduto di riscontrarvi una manchevolezza notevole: quella dell’aver trascurato di dare il posto che le spetta al-l’opinione pubblica tedesca e slava nel periodo di cui il libro si occupa. Ne nacque una polemiea. Nella quale noi stessi predemmo la parola per dichiarare che il Gaeta nulla aveva trascurato di ciò che apparteneva al periodo di vita triestina da lui trattato, che tutto anzi aveva preso in considerazione, e che appunto dalla sua piena e serena considerazione del tutto era derivato quel che era derivato, e cioè che l’opinione, pubblica triestina era stata -r- allora come sempre — una sola, l’italiana. «Porla Orientale» si .è voluta tenere, polemizzando, ad argomenti tali che non potessero urtare la suscettibilità di alcuno. Non ha detto ad esempio, come avrebbe potuto, che non è concesso di chiamar opinione pubblica di una collettività le elucubrazioni di un gruppo di mestatori imbeccati da politicastri appartenenti, per di più, a collettività del tutto diverse ; nè ha voluto rinfacciare che non costituisce opinione pubblica la voce delle lattiven-dole, delle domestiche, degli i. r. impiegati subalterni di posta, di dogana, di ferrovia, delle guardie di sicurezza, principale e preminente elemento slavo della Trieste della guerra e dell’anteguerra. Forse se avesse aggiunto anche queste alle altre sue argomentazioni, l’«Istra» del 16 maggio XVIII (giornale iugoslavo irredentista, e' dunque in arretrato con i tempi e con le idee) non avrebbe cercato d’intaccare la chiara nostra verità, approvando il Pilosio, ed andando disgraziatamente più oltre. Vlstra chiama «libretto» l'opera compiuta dal Gaeta. Verrebbe fatto di chiederci se l’abbia almeno visto esternamen-te._ Ma, dopo tutto, il buon articolista iugoslavo, quando tira a concludere il suo lungo discorso, viene a dare implicitamente ragione a noi; «Contro simili argomenti (quelli ’della «Porta Orientale») è difficile discutere. Vogliamo tuttavia constatare che la verità è una sola e tosto o tardi,, in un modo o nell’altro, si fa valere. La popolazione slovena a Trieste è un fatto che nemmeno il libro più scaltro può cancellare». Ebbene. Lo scaltro libro del Gaeta non solo non ha voluto cancellare questo fatto, ma anzi si è occupato della popolazione slovena, l’ha fatta agire e parlare, lottare e ripetere le amenità rocambolesche di certi molossi d’oltre Nevoso : ... «enun- ciamo risolutamente che Trieste e tutto il litorale appartengono alla madre Jugoslavia, e in ciò non conosciamo compromesso di sorta con alcuno» ... «dalle foci del- * l’Isonzo sino all’ultima cittadella dalmatica è slavo il mare che ivi- si estende» ... E non basta ancora; perchè egli ci fa assistere ai travestimenti dello stesso «Edi-nost», il giornale triestino degli slavi il quale, letto sul Carso, quando tenta di farsi leggere in città (senza però riuscirvi) comincia ad incastrare articoli italiani nelle proprie colonne. E ci dà ampia relazione di quella famosa levata di scudi dello slavismo del 1914, quando esso s’incaponì di portare un corteo per le vie della città. Ma deve farsi accompagnare e proteggere dalla forza pubblica a piedi, a cavallo, oltre che dagli -agenti in borghese; gli 800 dimostranti del maltino diventano — per ritorno dei non triestini al paesello — 200 nel pomeriggio, e sono scortati da 470 guardie, per cui il popolo deride: «i deportati in Siberia». Ed ecco /anche in quest’occasione il suo largo spirito d’imparzialità guidarlo a tirar le somme della giornata con le voci straniere, e riportarci il commento dell’«Ausburger Zeitung» di Monaco in cui l’organizzazione slava vien detta «un prodotto dell’i. r. governo», e quello dell’«Innsbrucker Nach-richten» di Innsbruck, dove si legge che «il governo approfitta di ogni occasione per dare agli sloveni dei diritti da padroni che loro non spettano di fatto». Ma l’autore di «Trieste durante la guerra mondiale» fa ancora di più. Egli ci rende partecipi dell’enorme polemica svoltasi nel 1918 sui giornali della monarchia circa la futura sistemazione di Trieste. E veniamo con lui a sapere che il dibattito verte tra queste due concezioni ; a) fare di Trieste una città tedesca, b) trasformare Trieste in una città slava — che vuol dire ad ogni modo schiacciare l’irredentismo italiano e cioè snazionalizzare la città. La disamina del Gaeta , serrata e imparziale, si vale di articoli e di scritti di tutte e due le parti in contesa, e questi portano l’autore a conchiudere inevitabilmente con le parole che sole potevano dal re il quadro della situazione : «la preoccupazione austriaca» di sopprimere le poche migliaia di italiani in uno stato plurinazionale, perfino a costo di favorire gruppi etnici che nel nesso statale dell’impero contavano già milioni di individui, «ci appare come la più grande lode che mai sia stata fatta dell’irredentismo nostro». E’ così che il Gaeta ha saputo plasmare il Teridico volto dell’opinione pubblica