L’ORA DI TRIESTE NELL’ATTUALE CONFLITTO 287 inglese, anticipando l’agitazione separatista che ora s’accentua per opera di Gandhi e d’altri. Simpatizzammo con l’Egitto ogniqualvolta accennò a scuotersi di dosso il parasitismo della forzata tutela bx-itannica. Simpatizzammo con l’Ungheria, quando Kossuth e Garibaldi parvero un binomio esponente di un identico sforzo di liberazione da un’identica tirannide (e la medesima simpatia ha ora la sua espressione nell’amicizia provata e costante fra Budapest e Roma). Simpatizzammo con la Grecia, quando insorse per la redenzione di Candia dal turco, e vivono ancora fra noi le camicie rosse che accorsero da Trieste a confermare la tradizione italiana garibaldina combattendo sulle alture di Domokos. Simpatizzammo per l’Albania, quando nel 1913 si tenne a Trieste il Congresso degli albanesi, che attendevano dalla diplomazia internazionale quella risurrezione politica, economica, sociale che ebbero soltanto dall’Italia fascista nel ’39 e che dall’Italia fascista sarà validamente pi'otetta contro ogni violenza della Grecia, oggi vassalla dell’Inghilterra. Comprendemmo anche l’annessionismo dell’Austria repubblicana, quando, impedita a Versaglia di congiungersi alla sua nazione-madre, comprese a sua volta la giustizia degli irredentismi altrui, avversati e perseguitati nelPAustria monarchica degli Absburgo, e reclamò anch’essa per se il diritto di non rimanere «staccata dalla Patria». — E ci dolse che nazioni con le quali avevamo legami di amicizia, di cameratismo o di consanguineità, come i cecoslovacchi, i polacchi e i rumeni, ci dolse che, subendo il malèfico influsso di Versaglia, si lasciassero gonfiare a stati plurinazionali sul tipo della nefasta monarchia absburgica e ne ripetessero gli errori, malgrado i continui ammonimenti della preveggente e lungimirante politica mussoliniana, ostinandosi ad andare incontro alla inevitabile conseguenza dello smembramento, dal quale non era riuscita a salvarsi nemmeno la più potente monarchia degli Absburgo. Gli irredentismi più cari e vicini al nostro cuore furono, naturalmente, quelli de’ nostri connazionali. Le vicende di Nizza, Tunisi, Corsica, Malta ebbero sempre nell’ambiente triestino ripercussioni profonde e commoventi. Molte sono le testimonianze che potrei addurne. Nel 1881, fu tutta una campagna della stampa di Trieste contro lo smacco di Tunisi, occupata dalla Francia ad onta dei più sacrosanti diritti ed interessi che vantava l’Italia nel bacino del Mediterraneo. — Dopo la guerra mondiale, avvenuta la redenzione di Trieste e fondata in Trieste quell’Università italiana che l’Austria degli Absburgo non volle mai concedere, poteva non risuonare fra i nostri studenti l’eco di quella lotta che ancora si combatteva in altre terre italiane, soggette allo straniero, per la medesima causa della cultura superiore nazionale? Fra le dissertazioni ne ricordo una, (discussa ed approvata con l’animo che potete imaginare) intorno a La Corsica irredenta sotto l'aspetto geografico, economico, politico. Era di un giovane còrso, recante un nome che rievocava i più eroici momenti dell’irredentismo còrso: Luigi Paoli. Quel giovane discuteva la sua tesi col calore col quale Cesare Battisti, nel 1897, discu-