BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 77 re della biografia, della vita e dei tempi d’annunziani. Ferdinando Pasini, GIANNINO FERRARI DALLE SPADE, La legislazione dell’impero d’Oriente in Italia, Firenze, Felice Le Monnier, 1939-XVII, estratto dal voi. «Italia e Grecia» a cura dell’istituto Nazionale per le Relazioni culturali con l’Estero; pp. 225-253. La pubblicazione c’interessa non solo perchè l’autore, quale Commissario dell’Università di Trieste, è entra- lo ormai nell’orbita della nostra famiglia e appartiene anche agli scrittori giuliani, ma c’iiiteressa altresì perchè egli vi ricorda più d’una volta le relazioni intercorse fra l’impero d’Oriente e la regione giulia (special-mente l’Istria). Ricorda il 568, quando i Longobardi irruppero in Italia, dal passo del Predii, nelle Alpi giulie e turbarono i traffici che «dovevano essere intensi e sicuri fra Ravenna, Adria, Grado, Aquileia». Ricorda il principio del secolo VII, quando, malgrado le conquiste dei Longobardi, ai Bizantini apparteneva ancora Concordia (Portogruaro). Ricorda l’iscrizione di Torcello, scoperta da Vittorio Lazzarini nel 1913-14 e dalla quale risulta che, «ai tempi dell’imperatore Eraclio (639), la Venezia marittima e l’Istria formavano ancora una sola provincia, sotto un maestro dei militi, nominato dall’Esarca di Ravenna, a lui diretta-mente subordinato, e investito, non soltanto del comando militare, ma di varie e importanti funzioni civili». Il Besta crede che la sede del maestro dei militi fosse Eraclea. «In Istria nel secolo VIII i tribuni erano scelti dalle famiglie possidenti del luogo». «All’epoca, adunque, dell’iscrizione, mentre la Venezia terrestre era longobarda, la sovranità bizantina persisteva sulle isole dell’Estuario e su di una breve striscia littoranea che incominciava da Grado». Ricorda che, secondo il Besta, «la interruzione nella continuità dei domini bizantini della costa rimonterebbe alla caduta di Padova, che tolse il nesso immediato con Bavenna e che presuppone probabilmente anche il distacco dall’Istria». Sempre secondo il Besta, «il ducato ricordato ai tempi di Liutprando» può essere stato il longobardo, «contrapposto al magisterium militum istro-veneto». Ricorda il trattato d’Aquisgrana dell’812, che «restituiva le città del-l’Estuario ai Greci, con l’Istria e la Dalmazia. Carlo Magno è riconosciuto imperatore e ottiene la Croazia». Ricorda infine la chrisobolla del 1084, con la quale «veniva concessa al Doge la giurisdizione sulla Croazia e la Dalmazia», ma ne mette in dubbio la «genuinità». Ferdinando Pasini. LUIGI RIZZO - Note biografiche raccolte e coordinate da Alberto Pucci ed Emilio Marcuzzi, Rologna, L. Cappelli Ed., 1938 - pp. 133 (1. 6). Dei maggiori Eroi che espresse la grande guerra, Luigi Rizzo è tra quelli le cui imprese prima e con più carattere di definitività sono ormai passate alla storia, circonfuse quasi da un alone di leggenda che ne colora il fascino per cui, già di per sè, s’impongono e all’ammirata meditazione degli spiriti eletti e alla venerazione dell’anima popolare: prova caratteristica se ne ebbe in un concorso recentemente bandito da un giornale genovese tra i ragazzi liguri per saggi sulle Medaglie d’oro.