FRANCESI E AUSTRIACI A TRIESTE NEL 1813 53 Di quest’ultimo generale vogliamo fermarci a dir due parole, ritenendolo poco noto ai lettori. Egli discendeva da una nobile famiglia francese, risalente al 930. Un suo avo passò al servizio di Leopoldo d’Asburgo durante le crociate e la famiglia, naturalizzatasi austriaca, diede a quello Stato numerosi dignitari. Dopo la guerra, ebbe varie cariche militari nel Litorale e fece restaurare il castello dei Frangipani a Tersatto, presso Fiume, dove risiedeva di preferenza. Morì nel 1862. Tornando al 1813, ripetiamo che la popolazione dellTllirio era nettamente contraria ai francesi. Le continue guerre, i balzelli, le riforme applicate a casaccio, l’incomprensione locale pel movimento evolutivo cui gli animi erano impreparati e, sopratutto, le arbitrarietà di singoli e le inframmettenze nel campo religioso (coi divieti delle processioni, l’introduzione del matrimonio civile, del divorzio, ecc.) vietavano anche ai più intelligenti di scorgere i vantaggi materiali e spirituali del nuovo stato. Come dovunque in Europa, prevaleva un desiderio solo (1); tornare all’antico. L’Austria fu quindi accolta a braccia aperte e registriamo, a titolo di curiosità, che l’«Osservatore Triestino» trovò di buon gusto pubblicare nell’occasione la seguente strofetta, in onore di Francesco I, redatta, vattel’a pesca perchè, proprio... nell’odiata lingua dell’oppressore: «La bienfaisance le precede, la modeste vertu se tien de son coté à la vertu l’humanité succede et la marche finit par l’Immortalité». ALDO MATTEI (1) «Prevaleva», cioè non era il «solo» desiderio. Chè il desiderio di liberarsi «anche» dell’Austria non sarebbe altrimenti risorto per «prevalere», a sua volta, definitivamente. E la corrente simpatizzante per il nuovo ordine sociale e politico introdotto dai francesi non si spense del tutto in Trieste: cfr. GIUSEPPE STEFANI, Bonapartisti triestini (ne «La Porta Orientale», II 450 sgg). N. d. R.