ORIGINI DEL DOMINIO DI VENEZIA NELL’ISTRIA (932-1150) 205 CAPITOLO II. CONDIZIONI POLITICO-SOCIALI DELL’ISTRIA NEI SEC. 1X-X. Nel 787, alia venuta dei Franchi, l’Istria conservava ancora quasi intatta la costituzione municipale romana che le precedenti dominazioni non le avevano toccata se non torse in minima parte. Ma ora, al sopraggiungere di un dominio essenzialmente feudale qual era il franco, anche in istria la antica costituzione romana subisce una lenta ma continua trasformazione sotto la premente influenza del Feudalesimo che, se fu in parte frenato dal famoso placito del Risano dell’804, tuttavia si può ugualmente dire che esso invase l'Istria e ne turbò le condizioni sociali. Prima dell’804 l’Istria era stata forse una delle uniche regioni italiane che conservassero ancora quasi intatta l’organizzazione municipale di autogoverno del popolo istituita da Roma. Il fattore primo se non unico di questa integrità del sistema municipale romano in Istria è che questa terra, a differenza del resto d’Italia, pur trovandosi vicina alla «Porta Orientale», pure, per essere piuttosto staccata dalla grande via delle invasioni, che miravano tutte alla pianura Padana e all’Italia centrale, l’Istria dico, anche se talvolta invasa, corseggiata, messa a rovina dai barbari, pure non era stata ancora mai occupata da masse di popoli stranieri che venissero a compromettere la compagine del suo popolo tutto latino. Alla line dunque del secolo VIII l’Istria, che da Roma era passata ai Bizantini, ai Goti, ai Longobardi, era pur sempre una parte quasi integra della Decima Regio. Ma con la venuta dei Franchi e l’insediarsi in essa di un loro Marchese (il primo fu il ben noto duca Giovanni) l’Istria d’improvviso vide scompaginata, dispersa la sua costituzione, basata sulla libertà municipale, mentre si instaurava il nuovo ordinamento feudale per cui il proprietario della terra era anche padrone di tutti coloro che in quella terra abitavano. Oltre a ciò il Feudalesimo tendeva a rompere l’integrità del popolo istriano con l’introdurre in questa nostra terra popolazioni slave d’oltr’Alpe, pacifiche colonizzatrici, è vero, ma che tuttavia minacciavano sempre più la pura latinità dell’Istria. E gli Istriani, sorpresi, spaventati, levarono lamenti e proteste che furono accolti dal Patriarca di Aquileia, Fortunato, e da lui riferiti a Carlo Magno. Si ebbe così, nell’804, il placito del Risano. In seguito a questo placito le città dell’Istria ebbero riconosciuti i loro antichi diritti, perdettero però la giurisdizione sulle campagne che rimasero feudali tranne piccoli centri, le cosiddette «vicinie» con a capo il «meriga» (magister vici) e che sono i primi nuclei di quelli che saranno poi i «comuni rustici». Ma con ciò non dobbiamo immaginare le nostre cittadine staccate, avulse dalla campagna. Ogni Municipio invece possedeva attorno a sè un anello più o meno vasto di terreni che erano sua parte integrante, fonte prima di commerci e di guadagni per i cittadini i quali, più che nel mare o nelle industrie (ridotte ai minimi termini) trovavano appunto nella terra lavoro e ricchezza. Inoltre, per spiegarci la forte produzione agricola dei nostri Municipi, dobbiamo ammettere senza esitazioni che cittadini più ricchi possedessero terre anche fuori dei limiti di giurisdizione dei Municipi stessi e precisamente entro l’ambito di territori dipendenti da feudatari ai quali i detti proprietari di terre dovevano pagare delle imposte, dei dazi ecc. Era però impossibile che, in potere di un dominio essenzialmente feudale, le nostre città potessero conservare a lungo i loro riacquistati diritti di libertà. E infatti, con l’andar del temilo e malgrado il placito del Risano fosse stato in seguito confermato e garantito altre volte dagli Imperatori, il Feudalesimo, in un lento lavorio di penetrazione, riesci in parte a raggiungere ciò che non aveva potuto imporre d’un tratto prima dell’804. Ho detto «in Parte» perché feudalizzati totalmente i nostri Municipi non lo furono mai. fi Feudalesimo avrebbe voluto, si, estinguere in essi anche l’ultimo residuo delle loro antiche libertà, ma gli fu impossibile in modo che la sua opera anziché corrodente fu soltanto trasfigurante. 11 Feudalesimo cioè non fece che cambiare la fisionomia, l’aspetto esterno del Municipio istriano, ma