SOPRAVVIVENZE AUSTRIACHE... A MALTA 261 Scorrendo questo documento par di trovarsi ancora fra gli irredenti exaustriaci, ne’ momenti più tristi della loro esistenza. C’è la stessa lotta contro le insidie del pari passa, solo ch’era applicato al tedesco invece che all’inglese. C’è lo stesso frasario di protesta, commosso, magari esasperato, ma spiegabilissimo, perchè un esame, anche sommario, ai programmi e agli orari scolastici di Malta conferma per davvero i fatti che i firmatari denunziano. E ci sono gli stessi argomenti della libera scelta e della volontà di alcuni cittadini (i parenti!), giocati abilmente dal Governo e smentiti o svalutati dagli altri cittadini. Una cosa però mancava al quadro degli irredenti exaustriaci : l’energia con la quale i rappresentanti del Governo inglese respingono le accuse. Nella seduta del Consiglio, dei 13 novembre, l’on. Luogotenente dichiarava d’ammettere che «ogni maltese debba andar fiero ed orgoglioso della lingua italiana», e assicurava che il Governo presente «non avrebbe commesso l’errore del passato»: ormai, concludeva, «la soluzione del problema dell’istruzione sarà affidata interamente al popolo e spetterà al popolo di decidere dei propri destini». Se, malgrado questo, gli italiani di Malta non si chetano, ci hanno le loro buone ragioni. Una lunga e dolorosa esperienza ha loro dimostrato che altro sono le parole ed altro i fatti. E sanno che persino le autodecisioni del popolo sono suscettibili di sorprese! Noi italiani appena redenti comprendiamo forse meglio degli altri italiani la sofferenza che spinge i connazionali di laggiù ad agitare, come hanno fatto nella suaccennata seduta dei 13 novembre, con parole accese di sdegno e di minaccia, lo spettro di un irredentismo maltese. Ma anche gli altri italiani sanno — per prove non meno reali, non meno recenti, non meno direttamente subite — quali conseguenze possa avere per tutta la nazione e per la pace mondiale un’agitazione irredentistica lasciata crescere senz’alcun provvedimento che cerchi almeno di temperare le asprezze della lotta. Non se ne allarmino i disertori amnistiati! E non saltino su, per carità, neppure i nostri numerosi «cavalieri della scienza pura», a propugnare la vecchia tesi che gli indigeni di Malta sono d’origine punica e che il loro irredentismo dovrebbe quindi orientarsi verso l’Africa, verso l’Asia, magari verso il polo Nord, pur di non tirare in ballo l’Italia! Scrivo appunto per risparmiare agli uni (dico ai caporettisti) la paura e agli altri (gli scienziati) la fatica. Noi italiani non siamo fatti per certe cose! Noi inorridiamo aU solo timore di trattare gli slavi e i tedeschi, diventati ora nostri concittadini, come l’Inghilterra tratta gli italiani di Malta. Noi siamo quelli che si lasciano mandar via dall’Albania come tanti Massi-nelli in vacanza. Noi, prima ancora di aver fissato le norme che regolino il riconoscimento degli studi compiuti all’estero, lasciamo che i nostri studenti di nazionalità non italiana frequentino liberamente le Università straniere, come permettiamo, con olimpica indifferenza, che accademici forestieri esercitino liberamente la loro professione al di qua dei confini politici e non solo guadagnino in concorrenza coi nostri ma facciano anche propaganda antitaliana. Non siamo dunque tanto guerrafondai da andare alla caccia delle occasioni. E l’ultima nostra guerra con l’Austria sta lì a dimostrare ch’è