LE MISSIONI DI GUERRA DI NAZARIO SAURO 153 Il Comando di Pola impressionato per la violazione del porto di Pa-renzo, emanò un severo ordine del giorno, nel quale diceva fra l’altro: «E’ avvenuto il seguente fatto: alle ore 4.30 (e quindi in piena luce del giorno) un c. t. e due torpediniere penetrarono in uno dei nostri porti. Il c. t. si attraccò al molo e fece prigioniero il gendarme che disarmato si era avvicinato per aiutare durante l’ormeggio. Le unità nemiche poterono allontanarsi senza essere molestate. Quindi venne dato l’allarme alla batteria della difesa che aprì il fuoco quando le unità nemiche erano a 2000 nìetri circa. Perchè non è da escludersi che il nemico tenti imprese del genere entro altri porti della costa dispongo ... etc». * ** Le violazioni dei porti già avvenute e le altre che stavano in progetto e in via di esecuzione, oltre allo scopo specifico e immediato che si proponevano, avevano quello generico di mantenere il nemico in continuo allarme costringendolo ad un ininterrotto servizio di vigilanza, per il quale era costretto ad assegnare personale e mezzi non indifferenti. Il 24 giugno 1916 Sauro fu dolorosamente colpito per la morte del suo conterraneo Ernesto Gramaticopulo, caduto eroicamente in un combattimento aereo nel cielo dì Trieste, e anche Luigi Rizzo che amava il giovane aviatore di un affetto fraterno ne pianse con Sauro la morte. Ma il dolore non impedì a Sauro di prender parte ad una nuova brillante azione nel porto di Pirano, alla quale anzi egli partecipò con moltiplicato entusiasmo. Nel pomeriggio del 25 giugno la Torpediniera 19 O. S., col comandante Bogetti, pilotata da Sauro, insieme con le Torpediniere 20 e 21 O. S. lasciarono Grado con l’intento di recarsi a Pirano e catturare il piroscafo «Na-renzio» che si trovava ormeggiato a quella banchina. La bocca del porticciuolo è larga solo 25 metri e nella completa oscurità della notte la manovra si presentava tutt’altro che facile. Ma Sauro non conosceva difficoltà e il comandante era deciso a portare a termine la missione. La 20 e la 21 O. S. furono lasciate fuori e la 19, dopo aver risposto al segnale di riconoscimento della stazione di vedetta nemica di Punta Madonna, entrava abilmente nel porto e, come se fosse stata a casa sua, andò ad ormeggiarsi al molo con la prora sulla poppa del «Narenzio». Un intenso, cauto, misterioso lavorio si svolgeva allora a bordo. Si trattava di procedere al disormeggio del piroscafo e alla sistemazione dei cavi di rimorchio fra questo e la torpediniera senza destare allarmi nè a terra nè sulla nave. Ma a mezzanotte, mentre i nostri marinai stavano sbarcando a terra per aggredire le sentinelle, scoppiò l’allarme. Le campane del Duomo suonarono a stormo, un violento fuoco di fucileria, mitragliere e cannoni, lacerò il silenzio della notte. Al coro assordante si unirono ben Presto le batterie di Punta Madonna e di Capo Salvore, mentre si accendevano i riflettori del golfo di Trieste. La 19 0. S. non potè quindi far di meglio che disormeggiarsi, rispondendo al fuoco nemico, mentre le altre due torpediniere concorrevano a controbattere le batterie. Messa quindi la prora su Grado la valorosa squa-c r*glia ritornò in sede senza aver riportato alcun danno. * ** Il Comando in Capo di Venezia aveva sufficienti elementi per giudicare che un traffico abbastanza intenso si sviluppava nei canali interni del