TENTATO AVVELENAMENTO DI PARIDE ZAJOTTI fuori di proposito il supporre che quell'epoca fosse stata anche per lui trascelta «siccome quella in cui una causa recentissima suscitava violentemente contro la sua persona l’odio dei rivoluzionari» (28). Fin qui l’esame del consigliere Zajotti: per quanto esso fosse per le ipotesi di carattere generale ivi prospettate certo interessante, molto più delle rivelazioni del Lamberti, limitatosi a ripetere senza varianti quanto aveva antecedentemente svelato, — nessun concreto indizio aveva ancora l’autorità su questo presunto tentativo delittuoso. Cosi il consigliere Schnee-burg il 2 febbraio inviava al direttore di polizia Torresani l’estratto di questi due primi esami, confidando che egli a mezzo dei suoi dipendenti potesse essere in grado di scoprire quale dei garzoni del calle delle Antille potesse essere il volontario complice di tale attentato. Il Torresani, con sua nota confidenziale del 19 marzo, dava conto allo Schneeburg delle indagini subito fatte eseguire dalla polizia. Dopo di aver premesso di essere convintissimo che ai settari, per riescire nelle loro trame, ogni mezzo sarebbe stato certo lecito, togliendo persino la vita a quei magistrati e funzionari che compivano con energia e fermezza il loro dovere, non reputava inverosimile il progetto di cospiratori esaltati di aver voluto avvelenare il consigliere Zajotti. Prometteva quindi di occuparsi con tutto l’impegno per raccogliere le notizie atte a scoprire i colpevoli tanto più «che le vicende ben conosciute del noto propalatore marchese Raimondo Doria si prestano in qualche modo a far confermare l’opinione che le cose propalate dal Lamberti abbiano un fondamento di verità'». Nella lunga nota ricordava ancora le diligenti pratiche fatte, dalle quali risulterebbe che all’epoca indicata in cui l’inquisito Tinelli parlava col Lamberti del progettato delitto, si trovavano al servizio di Giuseppe Guidinetti, esercente il cafTè delle Antille, in qualità di garzoni sei giovani che uno per uno descriveva, riservandosi sul loro conto più complete informazioni, che avrebbe fatto a suo tempo conoscere. Consigliava frattanto il barone Schneeburg di procedere ad un nuovo interrogatorio del consigliere Zajotti, per tentare di sapere da lui quale fosse il giovane che abitualmente lo serviva, pregandolo anche di farne la sommaria personale descrizione, unico modo questo — a suo avviso — per rendere poi più agevoli le investigazioni future. Il consigliere Schneeburg, accettando la proposta del Torresani, convocava per il 13 marzo di nuovo lo Zajotti per cercare di ottenere da lui le precisazioni desiderate. Nessuna nuova indicazione però è risultata da questo nuovo interrogatorio: infatti lo Zajotti, premesso che tutto quanto sapeva lo aveva già detto, dichiarava di non aver fatta speciale attenzione ai giovani che lo servivano, osservando inoltre che anche vedendoli non sarebbe stato in grado di riconoscerli. Anche la lista dei nomi prelettagli dallo Schneeburg non aveva potuto aiutare la sua memoria; ricordava solo che erano tutti giovani press’a poco della stessa età, piuttosto pallidi in volto e magri. Diceva di non aver mai avuto per loro motivo di lagnanza e quindi di non poterli sospettare. Lo Schneeburg, dopo aver comunicato al Torresani l’esito negativo di questa nuova audizione dello Zajotti, procedeva dal 25 aprile in poi all’esame del proprietario del caffè delle Antille e dei suoi dipendenti. Questa sfilata presso il Tribunale Criminale fu rapida e cosi inconcludente, che si ritiene inutile qui riassumerla.