BOLLETTINO BIBLIOGBAFICO 131 Tutti i balconi sono aperti al sole e ascoltan del villaggio le campane, tutti i corimbi sbocciano parole per la pace del mondo e per il pane. L’amore dei campi, sacra terra promessa per la bontà e per l’amore universale, ritiene un vago accento pascoliano in questa mistica poesia: un pascoliano ritmo di versi e di pensiero : Da quale verga è fiorita la magia del portento? Oggi io ti sento, o campana, come un peana nel vento ... E ancora, nella «Casa del curato» : E' l'orto del curato, è la badia del curato romito con la casa a un piano, le finestre spalancate; spalancate sull’orto all’aulodia dei cespiti vicini, a la pervasa estasi rugiadiosa della state ... Quell’«aulodia» fa stacco come un brano di porpora sulle vesti semplici ma armoniose della fresca musa casalinga. Di queste prestigiose pennellate, barbaglio violento che ammorza dintorno toni e sfumature, ne troviamo disseminate qua e là. Ricordano, insieme alle esigenze del linguaggio esoterico, anche un po’ gli ori e le gemme rare dei tempi dannunziani. Del resto, sia pure in fuggevoli passaggi, il dovizioso cantore delle «Laudi» qui non poteva mancare : che tu sia benedetto per l’aurora e pel tramonto, per la notte e il giorno, per il tuo passo che la terra sfiora e per la gente che ti parla intorno; pel minuto che cade sul piacere e sullo strazio con impàri artiglio, pel rombo della grazia nelle sfere cui sorda è l’ora del terreno esigilo... Ma il tono normale ritorna a questa più semplice e quadrata misura: Come deve olezzare anche stamane Quel tuo altare, San Giusto, dalle stelle delia tua plaga e dalle tue campane ... (Mattutino a San Giusto) Giardini d’Accademo, i tuoi rosai sono tinti col sangue del pensiero. .. (Passa Platone) Si risente l’onda del largo sereno fiume carducciano. Che si vuol provare con queste citazio-ni? Che la lirica di Nella Doria Cambon ricalchi le orme note? No: ma soltanto ch’ella malgrado le alte quote dell’esoterismo sa essere poeta del suo tempo : sPira aria contemporanea e aria italiana in questi versi e ciò li salva dall’astrazione ch’è il loro scivolo pericoloso. Del resto se accennano a motivi altrui, essi mantengono la loro sohietta fisionomia. Essi hanno un volto proprio e nuovo. Fu quel volto che rese cara la nobile artista alla nostra generazione e che la raccomanderà al devoto omaggio delle venture. Remigio Marini PAOLA MABIA ARCARI - La ragion di Stato in un manoscritto inedito di Alessandro Anguissola - II. ed., Roma 1939. L’interessante figura di un piacentino vissuto tra la fine del ’500 e il principio del ’600, politico presso il duca di Savoia e guerriero sotto la Repubblica di Venezia, è messa in piena luce da Paola Maria Arcari, professore incaricato della R. Università di Torino, (e ora, vinto il concorso, professore di ruolo presso la R. Università di Cagliari), giovane valente studiosa di problemi storici, filosofici, giuridici ed economici, figlia di quell’insigne dotto che è Paolo Arcari. Alessandro Anguissola nacque intorno al 1560 da una famiglia in cui gli studi! giuridici erano tradizione; ad essi egli pure fu avviato, non trascurando però di addestrarsi nel mestiere delle armi: libro e moschetto più di tre secoli fa. Fu avvocato fiscale nella sua città e assistette il suo duca Ranuccio I in varie cause; ebbe pure a occuparsi della vexata quaestio dei confini di Piacenza lungo il Po. Intorno al 1595 fu inviato a Milano presso il Governatore spagnolo, al quale duca Ranuccio era tanto ligio da chiedergli a mezzo dell’Anguissola, suo oratore, l’assenso per le nozze che progettava con la figlia di Giovanni Francesco Aldobrandini. Ben diverso da Ranuccio e da altri principi italiani al par di lui proni al dominatore straniero era Carlo Emanuele I duca di Savoia, il cui maggior merito rimane quello di aver vagheggiato per primo una confederazione di principi italiani «si da poterci difendere da chi ne volesse dar fastidio» (parole sue). Egli che era eccezionalmente dotto, amava discutere problemi di scienza e di politica: a questo scopo chiamava a sé uomini chiari da tutte le parti d’Italia;; e fra oostoro fu invitato intorno al 1600 il nostro «propter illius doctrinam de administranda república». Per quindici anni rimase l’Anguissola alla Corte sabauda, e i suoi concetti su'