ORIGINI DEL DOMINIO DI VENEZIA NELL’ISTRIA (932-1150) 215 rivolta c in Capodistria stessa c nelle vicinissime Muggia c Pirano si fossero accesi con tanta forzfa da costringere il Doge ad una prudente ritirata? Anzi, a voler forzare i §§ 8 e 23 del Docum. B, si potrebbe addirittura pensare ad uno scontro navale, ad una prima vittoria degli Istriani, ad una mezza fuga del Doge! E ciò potrebbe forse trovare una conferma dal modo come Venezia volle poi vendicarsi dell’Istria senza tuttavia suscitare una guerra: dapprima la Repubblica pose le sanzioni, poi volle ai suoi piedi, in atto di massima contrizione, l’Istria, il suo Marchese, e i suoi Vescovi dai quali tutti si fa riconoscere potenza superiore e si fa giurare tutta la fedeltà possibile, protratta fino all’estremo limite (Docum. B § 24). E siamo così al p 24 del Docum. B uno dei punti più importanti dell’atto di pace del 933. Da questo paragrafo si dovrebbe dedurre che il Sovrano (era allora Re d’Italia Ugo di Provenza) avesse avuta una qualche parte in questo moto rivoluzionario istriano. Il Filiasi dice che forse tutto era stato provocato da Re Ugo invidioso della ricchezza di Venezia. Stando infatti al nostro documento, si può ammettere benissimo che il Re, il quale certamente da lontano, con suo rincrescimento, seguiva la lenta ma continua opera di attrazione che Venezia sosteneva nei riguardi delle città marinare istriane, che Re Ugo avesse incaricato ed esortato il suo Marchese a invigilare su tale azione politica veneziana e ad approfittare del minimo suo atto di compromesso per sollevare le città (che altrimenti forse non si sarebbero lasciate facilmente muovere) contro Venezia. Come Vintero sarà stato libero di iniziare la lotta, così lo sarà stato anche per concluderla quando gli saranno mancate le forze visto che egli non poteva certo sperare su aiuti da parte del suo debolissimo signore. Sembra anzi di notare che il Re, pur avendo avuta, nelle vicende descritte, una parte importante, cerchi di tenersi nell’ombra, fingendo quasi di ignorare ogni cosa nel desiderio certamente di evitare eventuali responsabilità: la sua debolezza infatti lo faceva assai temere di Venezia la quale non avrebbe esitato a puntare su di lui le sue vendette decidendo forse la sorte del di lui traballante potere. Da quanto finora si è detto ecco profilarsi una alquanto buffa situazione politico-diplomatica fra Venezia e il Re italico: essi hanno cercato di lavorare sempre per vie coperte, la prima allo scopo di non suscitare le legittime ire del Re anche sapendolo impotente, quest’ultimo per il timore di complicare le cose allargando il conflitto. Venezia trovava necessario agire in segreto per conquistare, il Re trovava utile chiudere gli occhi, fingere di ignorare per non giungere ad un conflitto che certo sapeva a sè pericoloso. Le due potestà sovrane dunque si ritirano nell’ombra: chi resta nel mezzo, allo scoperto, sono proprio i poveri Istriani guidati dal loro sparuto Marchese, dai loro avviliti Vescovi e dignitari! Senonchè, mentre Re Ugo si era sforzato di localizzare ogni emergenza, e ogni responsabilità entro l’Lstria, ecco che proprio all’ultimo momento, nell’atto di pace, la figura del Re viene d’improvviso tirata in luce: il vero, più lontano responsabile della rivolta istriana, sarebbe stato lui! Fu un errore di Vintero o una sua piccola vendetta contro il Re dal cruale aveva ricevuti solo ordini e nessun appoggio? O non era stata forse Venera a scoprire da sè il responsabile mentre essa trovava pur sempre vantaggioso passare tutto sotto silenzio, non dare segno della sua scoperta? E in verità questo smorzare ogni clamore, questo fìngere di non dare peso a certi avvenimenti fu lì per lì il modo migliore per ottenere dagli Istriani una promessa che alla Repubblica premeva moltissimo: se in futuro essi avessero ricevuta una «jussio regis» per promuovere «aliquid mali contra v enéticos» il Marchese e gli Istriani avrebbero quanto prima possibile informato di ciò i Veneziani perchè trovassero il modo di mettersi in salvo. Evidentemente in questo § 24 si promette di fare ciò che non era stato fatto nel 932 quando appunto in seguito ad una «iussio regis» l’Istria, con a capo 11 Marchese, si era sollevata contro Venezia. E questa ora tacitamente, senza í>T .nes.suno se ne accorgesse, si vendicava anche del Re piegando a sè Istria in modo tale da farsi promettere, per ogni eventualità, un vero e propri° tradimento contro il Sovrano. Era il primo trionfo di Venezia sul- 1 Istria, il primo suo passo nella conquista effettiva di questa terra, una “randissima vittoria riportata ai danni dei Sovrani d’Italia!