BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO ORESTE CIMORONI, D’Annunzio poeta dell'irredentismo, Pola, Istituto fascista di cultura, 1939-XVII, pp. 65. L’irredentismo in Gabriele d’An-nunzio è materia di capitale importanza e di particolare interesse per noi delle terre redente nonché per tutti gli studiosi dell’opera dannunziana. Il lavoro più completo che sia stato finora pubblicato su questo argomento è dovuto a Giuseppe Stefani (Gabriele d’Annunzio e gli irredenti, ne «La Porta Orientale», IX, 294-341) il quale lo ha sicuramente impostato e lo ha corredato di documenti e testimonianze ricchissime e probanti. Si potrà, d’ora innanzi, apportare nuovi contributi allo studio sull’argomento, man mano che gli archivi pubblici e privati riveleranno i loro tesori (e massime man mano che capiteranno alla luce le lettere del d’Annunzio, delle quali infinito è il numero disperso prodigalmente per il mondo), ma ogni nuovo contributo non farà che confermare quanto già sappiamo o estendere ed approfondire le ricerche nelle direzioni già tracciate. S. E. Oreste Cimoroni, appassionato studioso di Gabriele d’Annunzio, e che, per la sua stessa carica di Prefetto di Pola, ebbe occasione di far lunga esperienza della psicologia degl’irredenti e s’interessò fattivamente ai problemi economici della loro vita, avviandoli verso felici soluzioni e spesso realizzandole, non poteva non considerare il d’Annunzio anche sotto l’aspetto del poeta soldato, che nell’irredentismo aveva trovato una delle sue più inesauribili fonti d’entusiasmo, uno de’ suoi più forti stimoli d’azione. I versi giovanili al Re d’Italia, le lettere ai maestri pescaresi, gli slanci lirici del Canto novo per il mare, la polemica per L’Armata d’Italia, e poi le Odi Navali per la vendetta di Lis-sa,' le orazioni ai giovani universitari sono tutte stazioni obbligatorie attraverso le quali passa anche il Cimoroni per accompagnare il d’Annunzio nella sua ascensione verso «l’ora solare» della guerra mondiale, dove trovano compimento i propositi più maturamente enunciati nelle laudi eroiche del libro Elettra, nelle Canzoni della gesta d’Oltremare, nella Nave, nei discorsi e negli articoli politici, nella commemorazione della spedizione garibaldina da Quarto. Opportunamente rievocato è il duello epistolare e telegrafico fra il poeta e il suo editore Emilio Treves per difendere la Canzone dei Dardanelli dalle mutilazioni della censura giolittiana. Il poeta resisteva, in-dignatissimo: «il tempo mi darà ragione. Gli Italiani incideranno nel bronzo i versi dei Dardanelli e mureranno la lastra nel porto di Pola». Si è poi ricordata Pola di questa profezia, che vale per noi quanto un ordine? Trieste ha murato sull’erta di San Giusto i versi carducciani del Saluto italico: perchè Pola non dovrebbe murare i versi d’annunziani dei Dardanelli come eseguendo una disposizione testamentaria del poeta stesso? Quando l’esercito italiano entra a Trento e a Trieste, finalmente liberate dall’Austria, il d’Annunzio poteva ben dire, conclude il Cimoroni: Tutta la vita dell’anima mia fri vissuta perchè quest’ora splendesse! La verità di quest’affermazione risulta documentata da S. E. Cimoro-ni con gran copia di citazioni e di testimonianze scelte felicissimamente e commentate da perfetto conoscito-