98 FEDERICO PAGNACCO pagina dell’ufficioso e ponderoso «Temps» del 23 marzo scorso, su «La mission européenne de l’Autriche». L’articolo del D’Ormesson, scritto con superficialità e leggerezza tipicamente francesi, è cosparso di tante inesattezze storiche, che ad elencarle si andrebbe troppo per le lunghe. Rileveremo soltanto che il D’Ormesson afferma che l’Austria in realtà non era nè un paese, nè una nazione, nè un impero: era semplicemente una dinastia. E su ciò nulla ci sarebbe da ridire. Senonchè appare strano che — in quella che si vanta la patria delle tradizioni repubblicane e dei diritti delFuomo — si arrivi poi ad esaltare la missione europea di una dinastia, in pieno contrasto con quello che dovrebbe essere il diritto dei singoli popoli di disporre dei propri destini. Ma, nell’ansia di tirar l’acqua al mulino della Francia, non avverte il D’Ormesson che la implicita invocazione alla resurrezione di un’Austria absburgica che abbracci, come lui auspica, tutti i popoli viventi tra i Sudeti, i Carpazi, il Tirolo, il Danubio, è in assoluto contrasto con quel mosaico di Stati e Staterelli uscito dalla fantasia e dal miope egoismo dei soloni di Yersaglia? Come si può concepire la resurrezione di un’Austria imperiale senza lo smembramento, oltre che della Germania, anche della Romania, dell’Ungheria, della Jugoslavia — per non parlare anche dell’Italia e della Russia ? Certo è che, anche questa storia di far risorgere l’Austria degli Absburgo, ubbidisce all’imperativo categorico della sicurezza francese. Rotte le dighe della Piccola Intesa e della Polonia con le quali si voleva imprigionare per sempre la forza d’espansione di due popoli saturi di energia vitale, prima si tentò di ricostruire la diga più lontano, coi macigni della Russia sovietica; ora, fallito anche tale piano, si tenta di far risorgere dalle macerie edifìci storici crollati sotto l’inesorabile peso del tempo. L’Austria degli Absburgo è morta per sempre. Se ne persuada Wladimir D’Ormesson. Aveva una missione, e l’ha assolta. Ha compiuto tutto il suo ciclo. E’ nata, è cresciuta, è vissuta, è morta, in omaggio a quelle fatali leggi storiche che fanno di noi — uomini o istituzioni — soltanto passeggeri, più o meno duraturi, su questo mondo eterno. L’Austria è crollata sopratutto per il risorgere a nuova vita di alcune grandi comunità nazionali ricche di potenza vitale e ricche di civiltà. Queste hanno il sacrosanto diritto di vivere. Wladimir D’Ormesson esalta anche ni’esprit» e la «borine édu-cation européenne» austriaci. Anche noi sappiamo apprezzare la atmosfera «gemiitlich» della vecchia Vienna e i ritmi incandescenti di Giovanni Strauss. Ma purtroppo gli Italiani non possono scordare eventi e ricordi meno lieti. Da Novara a Vittorio Veneto, per set-tant’anni contati, essi si sono trovati contro — a sbarrare loro la strada — gli eserciti absburgici. Dagli spalti di Belfiore alla fossa del Castello del Buon Consiglio ci sono in Italia traccie vive e profonde di un’Austria che non è quella dei walzer, e che il popolo italiano non può dimenticare perchè la storia dei suoi martiri rappresenta la parte più nobile e più alta del suo patrimonio spirituale.