338 BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO di canti patriottici, non con il lavoro serio p silenzioso di tutte le ore, di tutti i minuti, teso alla creazione di una coscienza integra, serena, dura, fatta di fede ma di fede convalidata di dottrina. Confondevano molte cose, jna una cosa sola avevano ben chiara nella mente : la loro volontà di farsi notare ad ogni costo col nobilissimo scopo di «far carriera». Con l’applicazione della Carta della Souola la trasformazione scolastica italiana sarà compiuta e gl’insegnanti non si sentiranno più travolti dalla corsa al domani nel campo pedagogico. E finalmente, non più pressati da mutamenti continui, potranno dedicarsi alla scuola interamente, per la qual cosa è anzitutto necessaria la calma, calma per maturarsi (ed il docente ha bisogno di maturarsi continuamente, da solo a solo o da solò coi propri discenti, più che con discussioni teoriche che inevitabilmente portano a quel metodismo che noi rigettiamo), calma per svolgere la sua attività didattica liberamente senza interferenze, non dico estranee alla scuola, ma estranee pur anche alla collettività di discenti ch’egli deve guidare. Per ora siamo nel periodo della sistemazione ed, inevitabilmente, nel periodo delle discussioni e delle interpretazioni di quella Carta del Lavoro cui non è seguita ancora la completa regolamentazione che ne deve essere necessariamente il corollario. In quest’atmosfera va posta la pub-blicazioné del Roverelli. Publicazione senza pretesa — non ha neppure una costruzione rigidamente organica — giustamente porta il titolo di Colloqui, e come tali i vari capitoli possono essere di gran giovamento specialmente per i giovani che fanno le loro prime esperienze magistrali. Non sempre il pensiero del Roverelli ci appare chiarissimo, come quando ci dice che «le Riforme non si inventano, ma si trovano», ma il guaio è che non sempre ci è facile penetrare il valore dato alle singole parole da lui, come del resto avviene per altri studiosi del genere. Sostanzialmente il nostro autore è spiritualista («E’ lo spirito, insomma, che si fabbrica il corpo» egli riafferma), per quanto non senza concessioni per opposte teorie (come quando dice che «il corpo è il presupposto dell’anima che è la sua verità»). Notiamo pure delle concezioni molto originali, tendenti a rovesciare delle visioni tradizionali, come questa:... «il rigoglio della Rinascenza (1400-1500) si ebbe per virtù di uomini che lavorarono con le mani, da Leonardo a Michelangelo: tecnici e operai, prima che pensatori e poeti e artisti». Quello che è immanente nel nostro autore è la visione dello Stato, la storia stessa per lui «è il processo attraverso il quale lo Stato si costituisce la sua sovranità». Quindi : «Il protagonista della storia non è veramente l’individuo o il popolo o l’eroe, ma lo Stato che s’incarna nelle varie personalità, le quali rappresentano», in un determinato momento, le esigenze supreme dello Stato. Ecco la grandezza di Cesare e la sua importanza nella storia. La scuola che intendesse insegnare però per episodi staccati o per semplici biografie, perde il suo valore.» Ma queste parole vanno Intese col proverbiale grane! di sale, chè la presentazione delle figure storiche più importanti è parte notevole e preminente anche nel programma per la scuola media unica, nella quale si intende a diminuire se mai l’importanza fin qui data ad una «vera sistemazione organica e cronologica dei fatti storici», ed è più che probabile che tale sistemazione sarà presa ancor meno in considerazione dai futuri programmi per le scuole elementari, delle quali specificamente il Roverelli parla. E’ evidente che in tale senso vanno interpretate le parole del nostro autore il quale, pur esponendo delle idee originali, in fondo ci sembra aver scritto queste pagine da commentatore della riforma scolastica. E son pagine dense di dottrina storica, filosofica e pedagogica, ma specialmente pedagogica, sulle quali molti nostri giovani studiosi troveranno 11 modo di meditare e dalle quali certo trarranno grande profitto, ma che noi ci accontentiamo di segnalare con queste poche righe, chè un esame accurato ci porterebbe troppo lontano. Ed hanno pure un fascino che non è di tutte le pubblicazioni pedagogiche: la attualità viva del problema del quale trattano. Giuliano Gaeta I DUE ALIMENTI PRIMI „11 popolo ha bisogno di due alimenti primi: il pane per il corpo e la fede per lo spirito". Carlo Ravasio