332 BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO danze, rivestendolo di una forma espressiva più agile e moderna. Antonio Zieger, che negli Studi Trentini del 1927 aveva dedicato al Bertolini una memoria critico-storica ampia e accuratissima, riconferma ora nel Gazzettino di Venezia (14 ottobre 1940), recensendo la nuova edizione del Pabietti, il proprio giudizio completamente negativo cosi sul Ber-tolioni-uomo come sull’opera sua. L’argomento della discussione è troppo interessante perchè La Porta Orientale possa non occuparsene. 11 Bertolini è vissuto parecchi anni a Trieste, è morto e sepolto a Trieste. Un collaboratore nostro sta facendo nuove indagini su di lui e specialmente sugli anni di Trieste, in continuazione e a integrazione di quelle dello Zieger; altre pagine sta preparando lo Zieger stesso e noi saremo ben lieti di offrire ai due studiosi la nostra rivista per far conoscere il risultato delle loro ricerche e considerazioni. Ci teniamo però, frattanto, a distinguere tra i due punti di vista dai quali può essere contemplato il «caso» Bertolini. L’amico Zieger fa bene a voler ricostruire la storia secondo il metodo oggettivo della scuola sperimentale o positivista, tenendo conto dei «fatti» e dei «documenti», come se si trattasse di descrivere e classificare una pianta o un minerale. Ma la storia, per noi, non è tutta qui. Oltre al concreto e, per cosi dire, tangibile e univoco, c’è anche l’imponderabile; non quel- lo che «era», ma quello che «si credeva». E nella storia ha avuto spesso più peso quello che si credeva e non era: i «fatti» sono stati determinati e conclusi da ciò che si credeva anziché da ciò che era e che risulta, dopo, ai posteri, dall'esame e dalle controprove del documenti. La diffusione dell’opera bertoliniana fra i contemporanei dell’autore e fra i suoi posteri (fino al 1927) ha giovato e servito alla storia, in quanto ha contribuito a riabilitare la parte avuta dagl’italiani nelle imprese militari napoleoniche,- la disistima generale, e, più in particolare, proprio fra quei francesi che più avrebbero dovuto apprezzare la collaborazione italiana, la disistima, dico, del soldato Italiano che si era battuto agli ordini dell’Im-peratore e aveva compiuto autentici eroismi fu soàlzata efficacemente da questo libro che noi stessi, oggi, non possiamo rileggere senza fremere di sdegno pensando al trattamento fattoci dai francesi a Versaglia dopo Vittorio Veneto. Il valore di questo libro è, in fondo, anonimo, come quello di tutti 1 libri del genere; e un indizio di questo anonimo 6 anche l’idea, concepita dal Pabietti, di rimaneggiarlo nella maniera che doveva scandalizzare uno storico delle abitudini e del metodo dello Zieger. Non ritengo necessario ripetere qui ciò ch’ebbi a scrivere sul «caso» Bertolini nel Piccolo della Sera (1. luglio 1927). Ma si persuada l’amico Zieger che nè Io nè il Fabietti, richiamando l’attenzione sul libro bertoliniano e rimettendolo in circolazione, intendiamo di menomare i «veri eroi ed autentici valorosi» che onorano la storia del Trentino. Non sarà tutta verità d’oro puro quello che costituisce la vita e l’opera del Bertolini; ma un interesse a conoscerla c’è. Il Casanova ha trovato più studiosi che non tanta brava gente la quale ha onorato la patria con una vita integerrima e una serie d’opere gloriose. Luigi Federzoni ne trasse un tipo d’italiano nel quale riconobbe le qualità della razza e vide 1 segni precursori di una rinascita nazionale. Il Bertolini (Bartolini o Bortolini che fosse) sarà stato anche lui un avventuriero. Il Trentino ne ha avuto parecchi; Gotifredo Ferrari, Gioacchino Prati, per esempio. Enrico Brol, negli Studi Trentini (1940, XXI, 2) rinfrescava la memoria di Gervasio Santuari (1772-1867), altro avventuriero, di cui Pietro Pedrotti già nel 1920 ci aveva fatto intravvedere le quasi inverosimili e romanzesche peripezie. Anche se il Bertolini risultasse, dalle ulteriori ricerche che attendiamo, nulla più che uno della famiglia di codesti avventurieri, sarebbe sempre giustificato lo interessamento per le sue vicende singolari e curiosissime. Ferdinando Pasini ALBANIA, I, a cura deli’ Istituto di studi adriatici, Venezia, 1939-XVIII, pp. 270 (L. 15). Per ogni bravo italiano è necessario, anzi doveroso, conoscere non soltanto di nome, ma anohe di fatto, la terra che sita sull’altra sponda dell'Adriatico ha avuto ancora recentemente la fortuna di essere accomunata politicamente, pur nel quadro d’un distinto organismo statale, con le proprie sorti a quelle dell’Italia. Mi riferisco per quanto affermo all’Albania, sul cui conto neppure oggi è svanito ogni pregiudizio o mutato ogni preconcetto poco lusinghiero nei confronti delle sue attitudini civili e delle sue possibilità di sfruttamento economico: destino fran-