Riverberi della storia della Carboneria e della G. I. nella Trieste del 1821 171 Combattè in Spagna, per la Costituzione, col grado di ufficiale, ma un esercito francese 'sotto gli ordini del Duca di Angoulèm sbaragliò lui e i suoi fratelli d’armi e di ideali. L’Argenti passò nel Messico, entrò in quella Carboneria, e contribuì a buttar giù dal trono l’imperatore Iturbide, un avventuriero basco, che s’era incoronato da sè, come Napoleone, facendosi chiamare Agostino I; volendo riconquistar la corona tornò nel Mesfsico; ma al suo arrivo fu arrestato e fucilato, come più iardi, l’infelice Massimiliano d’Austria. Stabilita nel Messico la repubblica, l’Argenti tornò ai colli nativi e si gettò nelle cospirazioni della Giovane Italia. A Varese s’infiammò d’una terribile passione amorosa per una donna comune, che a lui pareva una dea. Il marito della dea, per sviare dalla propria lesta il serto di Menelao, ricorse .. . alle baionette dei gendarmi. L’autorità intimò allora all’Argenti di lasciare per sempre Varese; ma l’Argenti non volle saperne; eluse la guardia dei gendarmi che vegliavano intorno al minacciato ostello, saltò da una finestra, e, di notte, fuggì pei campi, per i clivi, ch’egli, gran cacciatore al cospetto di Nembrod, conosceva benissimo. 1 gendarmi lo inseguirono; egli spiccò un altro salto (questa volta da un muro) e si spezzò una gamba; ma potè ancora sfuggire alle ricerche, trascinandosi in un campo di grano, fra' le alte spiche ove rimase nascosto spasimando dai dolori. Alla sera, un erculeo contadino scoperse il fuggiasco accoccolato; se lo caricò sulle spalle, e lo trasportò oltre il confine, ad Arto, dove gli aggiustarono la gamba”. Premessi questi cenni illustrativi sulla singolare personalità dell’Argenti, l’autore di queste righe valendosi di quanto apprese dalla viva voce di suo nonno, coordinerà in appresso i particolari riferentisi al soggiorno dell’Ar-genti a Trieste. * :k-k Al pianoterra dell’edificio già esistente a Trieste in Piazza Grande ora Piazza dell’Unità, edificio che fino al 1872 ospitò il Magistrato Civico, esisteva intorno al 1841 una farmacia recante l’insegna «Ai due mori» e occupante quasi il medesimo posto dell’attuale Farmacia Praxmarer. La farmacia cui si fa cenno era gestita da Antonio Zampieri, avo di Riccardo, il valoroso direttore dell’«Indipendente». Oltre il locale d’esercizio, la farmacia aveva un reparto che nelle ore antimeridiane serviva quale dispensario medico, mentre nel tardo pomeriggio vi si adunavano alcuni amici dello Zampieri, e precisamente certi Samengo, frevisini, Sestan e il sunnominato Veronese. Più tardi, introdottovi dallo Zam-’ Pieri, fecero la loro comparsa l’Argenti e un capitano dalmata che il nonno Veronese, avendone dimenticato il nome, chiamava semplicemente «lo schia-vone». Per la facondia del suo discorso e per i suoi modi cortesi, l’Argenti conquistò subito la simpatia dei componenti di quel piccolo cenacolo. Sotto il nome del capitano dalmata, l’Argenti aveva aperto in Via San Sebastiano un’agenzia marittima con annesso un ufficio di collocamento, riuscendo in breve tempo ad assicurarsi una notevole clientela di istriani, dalmati e levantini.