224 GUIDO POSAR-GIULIANO di giovarsi di questa non felice qualità di buona parte dei sudditi del contado, nel folle tentativo di frenare la marcia trionfale di Venezia. il fatto poi che tali ostilità di Pola contro la Repubblica si invigoriscano proprio in questo periodo (1000-1150) è assai significativo quando si pensi che allora in Istria, come dovunque, rifioriva il Comune. E’ pertanto in errore il Navagero (come giustamente osserva il Be-nussi) quando attribuisce il ratto delle spose veneziane ai triestini. Con ciò egli vorrebbe spiegarsi l’odio fra Venezia e Trieste, odio che però trova i suoi più forti accenti appena nel secolo XIII. Ma sulla questione, assai interessante, della pirateria istriana ritorneremo in altri capitoli. CAPITOLO Vili. IL RISORGIMENTO DEI COMUNI IN ISTRIA E L’IDEA DI UNA LORO CONFEDERAZIONE. Dopo il Mille dunque anche in Istria si rianima il sentimento di libertà comunale. Abbiamo detto «si rianima» in quanto, come già fu visto, il sistema municipale romano in Istria, come del resto in quasi tutta Italia, non si era mai estinto, non era stato mai totalmente soppresso da forze ad esso contrarie quali il Feudalesimo sotto la cui pressione si era trasfigurato, rimanendo però intatto nella sua sostanza. Il municipio romano in Istria fu seriamente minacciato per la prima volta agli inizi della dominazione feudale franca quando l’Istria venne in mano del famoso Duca Giovanni (803). Ma gli Istriani seppero reagire, seppero protestare e i loro municipi (s’intendono le maggiori città) ricuperarono le loro libertà pur trovandosi stretti entro i limiti di un impero feudale: stretti ma non soffocati, annullati. Anzi fu proprio in grazia del sistema feudale se quei municipi poterono vivere di una vita assai libera, autonoma! Esternamente il municipio era considerato come un organismo feudale per la libertà di azione e di rapporti che poteva avere con chi meglio credeva e per i vincoli di vassallaggio che lo legavano all’imperatore. Nè l’impero, tutto tessuto di feudalesimo, sapeva comprendere quali intime differenze ci fossero tra i nostri municipi e i feudi veri e propri che comprendevano le circostanti campagne. Tanto più, in quanto col tempo le magistrature municipali furono, a poco a poco, sostituite da altre imposte dal Marchese reggitore della provincia, cosicché la suprema autorità comunale veniva ad essere un vassallo della scala feudale dipendente dall’imperatore! E questo venir incapsulato entro il sistema feudale fu appunto la salvezza del nostro municipio la cui costituzione non viene punto intaccata dal fatto che ora le magistrature, invece di sorgere dalla volontà del popolo, vengono imposte dal di fuori, dal marchese. Tratto e circoncluso entro il regime feudale, il municipio conserva tutte le facoltà e libertà di autogoverno che sono le sue caratteristiche. In altre parole diremo che, in regime feudale, il municipio venne feu-dalizzato, dovette cioè adattarsi ai tempi: da municipio romano divenne municipio feudale. Chi comanda nella provincia è il marchese il quale però solitamente ne vive lontano, poco curandosi della sua carica. Questo naturalmente favorisce l’autonomia dei municipi i cui magistrati, una volta nominati dal marchese, si staccano quasi da lui per diventare delle autorità solamente, totalmente municipali tenute a rispondere solo al loro popolo del quale sostengono pienamente le parti mentre, nei riguardi del Marchese, non conservano che semplici legami di vassallaggio e meno ancora perchè tale vassallaggio suddiviso fra le varie magistrature era, in certo senso, quasi direi centrifugato.