BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO FRANCESCO SALATA, 11 nodo di tìibnti, Milano, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, 1939- XVII, pp. 339. Questo volume di Francesco Salata possiede un pregio che per gli scrittori di storia diplomatica si può dire sia fattore basilare, quello cioè di essere, scritto sulla base di documenti inediti. Questa pubblicazione abbastanza recente ha inoltre il vantaggio di riferirsi ad un peribdo di storia non molto lontana da noi, anzi contemporanea, e quindi merita di essere posta in particolare rilievo per l’interesse indiscutibile ch’essa vuole suscitare agitando un problema vivo ed aperto nel campo degli interessi e delle naturali aspirazioni del popolo italiano. Nel nome di Gibuti, come dice il Salata, si riassume mezzo secolo di storia coloniale in un settore dei più importanti dell’Africa Orientale. Gibuti, in altre parole, è il centro di questo periodo di storia coloniale intessuta di ambiziose mire francesi, di legittime reazioni italiane e qualche volta anche britanniche, per le quali l'Europa subì ripercussioni dannose che misero in pericolo la pace. Dall’occupazione di Gibuti da parte della Francia, nel 1888, ad oggi troviamo in questo studio tutti gli elementi adatti alla comprensione delPimportante problema coloniale che per l’Italia, specialmente dopo la vittoriosa conquista dell’impero etiopico, è di grande interesse. Appena insediatasi a Gibuti, la Francia si dedicò subito alla preparazione di una graduale occupazione o protettorato su tutto il territorio harrarino, malgrado gli impegni assunti nell’accordo .con la Gran Bretagna per il quale essa aveva avuto Gibuti. Inoltre, essa si preoccupò di creare anche altrove imbarazzi all’azione ed alla posizione africana dell’Italia. Oggi, per la Francia, afferma il Salata, Gibuti non ha alcun legittimo titolo o interesse (salvo la «stazione carboniera» che può essere altrove e da altri offerta). Perciò anche in Francia ormai si dovrebbe riconoscere onestamente le ragioni inconfessabili ed illecite contro l’impero italiano che hanno spinto gli ambienti responsabili francesi a non prendere alcuna decisione, se non negativa, per risolvere la questione di Gibuti tutt’ora aperta. Oggi, da una parte sta il diritto italiano acquisito con la conquista dell’Etiopia e dall’altra l’interesse della Francia a non sprecare a Gibuti ogni possibilità di rap- porli normali con l’Italia ed ogni garanzia di pace. Gibuti, in complesso, non ha per la Francia nè una storia nè un avvenire tali che possano giustificare tale ostinato rifiuto o compensare un così grave e pericoloso rischio. Specialmente in questo momento i Francesi dovrebbero ricordarsi che l’Italia nel 1914 poteva, marciando con i suoi alleati austro-tedeschi, schiacciare la Francia ed abbattere l’Intesa e non volle farlo per il cavalleresco e nobile sentimento che anima ogni sua iniziativa ed azione. Livio Chersi BACCIO ZILIOTTO, Frate Lodovico da Cividale e il suo „Dialogus de Papali Potestate”, estratto dalle «Memorie storiche forogiuliesi», Voi. XXXIII-IV, 1937-38, XV-XVI, pp. 151-91. E’ un lavoro nato da quello su Frate Lodovico da Pirano e le sue „Regulae Me-moriae Artificialis'’, cne abbiamo segnalato nella «Porta Orientale» dell’anno scorso (IX 474 sg). L’omonimia de’ due scrittori trasse a confonderne le opere, confusione che durò secoli, e tocca ora allo Ziliotto il merito di rivendicare al Lodovico di Cividale un dialogo ch’era stato attribuito al Lodovico di Pirano. A quanto racconta lo Ziliotto, c’è da pensare che il dialogo non abbia trovato, per ben cinqueeent’anni e più, un cane che lo leggesse con qualche attenzione (ammesso che i cani sappiano essere più attenti di quel glossatore che nel codice Vaticano, dove lo Ziliotto ripescò il testo dell’opera, diede il via all’erronea confusione di un Lodovico con l’altro). E’ un esempio che sconforta gli scrittori speranzosi di scrivere alteri saeculo, come dice l’insegna dì un celebre editore. Il frate cividalese dev’essere stato, una persona dotta di greco e di latino, e ricco d’ingegno, se potè guadagnarsi la simpatia e la protezione del cardinale Gabriele Condulmer, legato pontificio delle Marche e poi papa Eugenio IV. Fu predicatore a Zara, nel 1431 e vi fece la conoscenza di un professor grammaticae, che forse era Lodovico Simonazzo di Fermo (del quale si sa che v’insegnava nel 1446). Lo Ziliotto ci dà un’accurata edizione del Dialogo, interessante per la testimo-