Pio Riego Gambini e la fondazione del Fascio Giovanile Istriano (1911) 161 Chi aveva saputo scuotere la maggior parte di quella gioventù, e animarla, infervorarla a tal segno, era Pio Riego Gambini. Questo istriano appena diciottenne — egli aveva compiuto i diciott’anni il 4 settembre e da pochi mesi era uscito dal Liceo — metteva già alla prova quella che fu una delle sue doti più spiccate, e certo la più suggestiva: creare attorno a sè — col fascino di una eloquenza limpida e pronta, di una fede ferma e di una intelligenza viva e profonda — un’atmosfera perennemente vibrante. Ma è diffìcile dire in che cosa consistesse la vera forza di Pio Riego Gambini. Da questo giovane esile, svelto ed elegante — di una aristocratica eleganza nativa — emanava una continua vibrazione di' genialità. Ma quanto umana! Basta ricordare la sua conversazione, precisa, ardita, calda; di una interiorità che scioltamente si chiariva nella parola; e l’espressività intellettuale delle sue mani scarne, dei suoi polsi magri. C’era senza interruzione nei suoi gesti, come nelle sue parole, un’armonia disadorna che nasceva dal profondo. In che cosa dunque consisteva il vero fascino di Pio Riego Gambini? E’ difficile dirlo. Ma chi lo conobbe ricorderà sempre, come l’improvviso schiudersi e rivelarsi di una fragile forza umana, il suo caratteristico sorriso; quel suo sorriso, un po’ amaro e insieme benevolo, in cui trepidava un non so che di spirituale. Il Congresso di Capodistria — dal Gambini voluto, preparato e animato — ebbe luogo nel pomeriggio di quella prima giornata di ottobre. «Poco dopo le tre pomeridiane — continua il resoconto de «L’Emancipazione» — la vasta sala del ridotto del Teatro Ristori è gremita di oltre trecento giovani. Quando il giovane Pio Riego Gambini prende posto al tavolo presidenziale, scoppia un fragoroso applauso. A voi, o giovani — dice l’oratore — convenuti qui da tutta l’istria: da Muggia la veneta a Pola romana, accorsi a compiere un atto di patriottismo, il mio fraterno saluto. E saluto pur voi, amici di Trieste e di Gorizia, che con la vostra presenza volete affermare che di fronte al pericolo una deve essere la guida, una l’azione. Oggi la gioventù si conta: essa non è già una maggioranza fiacca e vile, ma avanguardia di forti, dei quali è l’avvenire. Salute dunque a voi, o primavera della patria! In voi l’italianità confida! Augurando prospere sorti al Fascio che oggi si costituisce, dichiaro aperto il Congresso. (Applausi). Per acclamazione — continua il settimanale triestino — viene eletto a presidente del congresso Frausin (2), a segretario Cattelani». Parlano quindi il presidente Frausin; poi Demori (3) che porta il saluto dei giovani di Capodistria, Drioli(4) che porta il saluto di Muggia, Parovel (4 bis) che porta il saluto di Buie, Buzzier (5) che porta il saluto degli amici di tirano, Mianich (6) che porta il saluto dell’Associazione democratica sociale di Trieste, Mozzatto (7) che porta il saluto di Pola, Polli (8) che porta il saluto dei giovani italiani della Dalmazia, Battan che porta il saluto di Gorizia, Leonardi che porta il saluto del Circolo Educativo di Trieste, Degrassi (8 bis) a n°nie della gioventù di Isola, Velicogna (9) che traccia le linee fondamentali del programma mazziniano, Lonzar a nome di Pisino; infine Pio Riego Gam-,ni legge i telegrammi e le lettere pervenuti al Congresso dalla «Libertà» di Gorizia, dall’Associazione democratica fiumana, dall’«Edera» di Fiume, dagli amici di Buie, Umago, Monfalcone e Portole, e da altri ancora.