IL CONGRESSO DEGLI ALBANESI A TRIESTE NEL 1913 301 dovevano poi legare più fortemente la loro vita politica della nuova Albania. Fu da questi pronunciata la grande parola di amore per Trieste ed è significativo che quale primo atto del Congresso il suo presidente abbia rivolto un caloroso saluto alla città in cui si erano dato convegno tutti i patrioti e i più insigni rappresentanti del popolo albanese «sciogliendo — come dice il verbale del Congresso — un inno a Trieste che tanti vincoli uniscono agli albanesi per secoli di rapporti intellettuali e commerciali». Il Congresso albanese di Trieste svoltosi nelle giornate del 1, 2, e 3 marzo del 1903 venne deciso a breve distanza dal primo moto insurrezionale di Valona, quando ancora molto incerte e oscure erano le sorti del paese e quando dovevano ancora essere definiti i termini del nuovo Stato. Al Congresso dettero la loro adesione ragguardevoli figure della politica di allora. Il Marchese di San Giuliano e il Conte Berchtold avevano inviato dei messaggi pieni di entusiasmo e di cordiale adesione, con i migliori voti delPItalia e dell’Austria per il raggiungimento degli ideali del popolo albanese. Il Principe Kediviale Ahmed Fuad che divenne poi primo Sovrano d’Egitto, inviava da Londra il seguente telegramma alla vigilia del Congresso; «Grazie dell’invito. Occupato qui per la santa causa della Patria albanese, procurerò, possibilmente, di venire a Trieste. Intanto faccio cordiali voti per la riuscita del Congresso, raccomandando unione e concordia. - Principe Fuad». Al Congresso parteciparono gli inviati dei più grandi giornali di Roma, di Milano, di Vienna, di Parigi e di altre capitali. L’interesse fu pari alla solennità dell’avvenimento. L’Ordine del Giorno recava i seguenti punti, come ci è dato di rilevare da documenti favoritici dall’illustre patriota albanese e insigne scrittore, l’Eccellenza avvocato Terenc Toci, che dopo aver partecipato alle battaglie per la libertà della patria albanese e avere approfondito in numerose opere letterarie e giuridiche e in un attivissimo giornalismo vitali problemi della nuova Albania, siede oggi alla presidenza del Consiglio Superiore Pascista Corporativo, che è la Camera dei Fasci e delle Corporazioni dell’Albania risorta alla luce dell’impero di Roma. Ma ecco l’Ordine del giorno sui cui punti s’imperniarono i lavori del Congresso: «1) Postulati per un’Albania grande, tale che possa vivere politicamente ed economicamente indipendente. 2) Considerato che i Valacchi che vivono intorno all’Albania desiderano essere incorporati al nuovo Stato libero, noi, accettando di cuore, li salutiamo fraternamente assieme alle altre nazionalità che vogliono vivere nella nuova Albania. 3) Sapendo che le grandi Potenze hanno riconosciuto come principio la formazione di un’Albania libera e che anche il Governo nostro si è ufficialmente dimostrato neutrale in questa guerra (Guerre balcaniche, N. d. RJ, noi, in nome del Diritto, domandiamo che cessino le guerre e gli assedi. 4) Discussione (consultiva) su la forma di governo». L’importanza del Congresso degli Albanesi a Trieste appare tanto maggiore in quanto appena da pochi mesi Ismail Kemal aveva (il 28 novembre 1912) proclamata a Valona l’indipendenza dell’Albania, sventolando la bandiera che Skanderbeg aveva issato nelle guerre contro l’invasione turca. In quegli stessi giorni a Scutari si svolgeva l’ultimo atto del sanguinoso dramma del suo assedio. Da mesi e mesi albanesi e truppe regolari delPImpero ottomano resistevano accanitamente all’assalto dei montenegrini. E combattendo per l’ultima volta sotto la mezzaluna che tramontava definitivamente in Eu-