BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 81 ta importanza della vita politica e sociale di allora, nè i problemi non dirò agitati dalle generazioni passate, ma ai quali esse dedicarono almeno una qualche attenzione, nè le tendenze, le agitazioni, gli scompigli, i cozzi dei partiti, nè le ansie di natura morale e spirituale del popolo italiano, tale manipolazione richiedeva senza dubbio una preparazione molto seria ed intelligente. Non è il caso di poter riassumere il contenuto delle pagine dell’Arcari in una recensione da mantenersi in termini piuttosto ristretti. Ma converrà notare l’interesse affatto particolare che il contenuto stesso presenta per quella parte della famiglia italiana, che solo la conclusione vittoriosa della guerra ha unito anche politica-mente, secondo le sue ardenti e sempre deste aspirazioni, allo Stato italiano. Quale trattamento abbiano trovato quelle aspirazioni presso i poteri pubblici e presso il popolo d’Italia dopo che Roma ne era divenuta la capitale, PArcari ce lo narra con la più aperta e schietta sincerità nè difetta tale sincerità per quando le cose dette non sono tali da riuscire piacevoli per il mondo ufficiale e non ufficiale italiano, almeno di quello dei primi decenni dopo il settanta. L’irredentismo dei giuliani e dei trentini ebbe invece una debita e fraterna considerazione come l’idea nazionale cominciò ad affacciare agli italiani delle mete da raggiungere oltre il loro confine amministrativo e ad additare delle posizioni anche molto lontane su altri continenti su cui bisognava accaparrarsi un primo diritto d’ipoteca ed un’esclusività da difendersi contro chiunque con ogni mezzo e con ogni arma. E qui veniamo alle terre italiane di là della vecchia linea di divisione politica. Verso di essa si ma-nifcstò da prima un sentimentalismo forse un po’ troppo ciarliero e inconcludente e si prospettò ad esse l’aiuto di azioni irregolari e subito condannate all’insuccesso, ma a mano a mano che il nazionalismo fu un credo ed un programma, a favore dei fratelli irredenti ci si accinse a prodigare tutta un’opera vigile ed instancabile donde potesse ad essi giungere qualche cosa di più che l’espressione vacua d’una fraterna solidarietà. Contro l’Austria che opprimeva i fratelli, fra gli italiani si cominciò a parlare delle possibilità d’una guerra, d’una guerra che si tardò a giudicare sacra e doverosa e alla cui preparazione si doveva sacrificare tutto ciò che era forza e ricchezza e (quello che era anche più prezioso) le stesse vite dei cittadini. I nazionalisti non di certo come i democratici massoni o masso-neggianti d’un vicino passato o pu-ranco superstiti per odio all’Austria si sentivano indotti a fare soverchio credito alla Francia, chè pur questa appariva adesso, molto più che non lo fosse stata prima, nemica irreducibile alle aspirazioni italiane nel mondo, ma nell’ora della prova anche gli stessi predicatori della necessità di scendere in lizza contro di essa, si sarebbero immancabilmente decisi a muovere come in una crociata in altra direzione: contro gli illegittimi padroni di Trento e di Trieste. L’Arcari rievoca le agitazioni nel Regno ad appoggio del postulato delle popolazioni irredente per l’Univer-sità italiana a Trieste e di quello per l’Autonomia del Trentino, notando che i giovani politicamente italiani non potevano restare indifferenti di fronte al sangue fraterno degli studenti soggetti all’Austria sparso per le vie d’Innsbruck. Fa poi rivivere quelle figure nobili e di alta statura morale che furono Scipio Sighele e Scipio Slataper, che pur eguali nell’ardente e fattivo palpito d’italianità partivano da premesse diverse nel-