12 LUIGI GIRARDELLI gogliosamente il tricolore, suscitando nelle autorità inquietudine, indignazione e vane ricerche (1). La sua operosità veramente politica incomincia press’a poco verso il 1875. Nelle agitate vicende infatti della vita pubblica goriziana fu l’uomo d’azione per eccellenza, fu l’anima delle più importanti associazioni patriottiche, ma particolarmente della Lega Na zionale, la più pura e schietta emanazione dell’irredentismo, che mirava dirittamente, senza tergiversare, alle rivendicazioni nazionali. E alla Lega egli era attaccatissimo nè transigeva per essa d’una linea; era fiero e orgoglioso della sua affermazione e vitalità. Bello, a proposito, magnifico il suo gesto e il suo contegno, allorché dopo l’elezione a podestà nel 1908 alcuni gli suggerivano di dimettersi dalla direzione per timore di non ottenere altrimenti la conferma sovrana, com’era di prammatica. Al vile consiglio, a quell’abietta proposta rispose virilmente che piuttosto di abbandonare la Lega e il suo posto di combattimento rinunziava all’onore d’essere a capo del Comune. Bisposta adeguata e dignitosa, che rivela chiaramente la tempra dell’uomo e dell’irredentista energico all’occorrenza e di carattere, tutt’altro che latte e miele, come andava stoltamente sentenziando taluno. Qui egli rispecchia anzi la fierezza di chi mai politicamente per opportunismo o pusillità d’animo non mutò aspetto nè mosse eolio nè piegò sua costa. Nella sua veste di podestà — la conferma da Vienna, benché in ritardo, gli era venuta -— cercò sempre di tutelare e favorire in tutti i modi possibili gl’interessi de’ suoi connazionali, desiderando (1) All’abilità della sua resistenza passiva si deve l’aver salvato Gorizia dalla umiliazione che non fu risparmiata a Trieste, quando l’Austria impose l’offerta popolare al fondo di guerra mediante i chiodi piantati nel «marinaio di ferro» sulla pubblica piazza. (E nell’insurrezione del .XXX Ottobre 1918 il popolo di Trieste, tra i primi suoi atti di ribellione, buttò il «marinaio di ferro» in mare, dopo averlo fatto a pezzi e incendiato). Quello che fu il «marinaio di ferro» per Trieste doveva essere uno «scudo» per Gorizia, già approntato per la bisogna. Quello «scudo», ancor tutto intatto e vergine di chiodi, si può contemplare oggi nel Museo della Guerra di Gorizia. La storia dello «scudo» si può leggere nel libro di C. L. BOZZI. (L’«esecuzione sommaria» del «marinaio di ferro» vedila in S. BEN-CO, Gli ultimi anni della dominazione austriaca a Trieste, Milano, 1919, voi. Ili, pag. 125). N. d. R.