154 GIUSEPPE LAURO AIELLO Quarnerolo, fra le isole, e poiché aveva ragione di ritenere che Fiume ne fosse il porto capo linea, decise di spingere l’insidia subacquea lino a quel luogo. L’impresa venne affidata al Sommergibile «Pullino», al comando del Tenente di Vascello Ubaldo degli Uberti, ufficiale in 2.a il Tenente di Vascello Carlo Alberto Coraggio, con a bordo come pilota pratico 'Nazario Sauro. Il comandante degli Uberti aveva di Sauro la più alta stima e, sebbene l’idea di avere il pilota a bordo poteva sembrare come una limitazione di libertà e di comando, specialmente su un sommergibile, dove il comandante si ritiene più comandante che mai, ne accettò di buon grado l’imbarco, nella considerazione che Sauro avrebbe potuto essergli utile nel riconoscere le navi nemiche che gentilmente si sarebbero prestate a fargli da bersaglio (2). Il «Pullino» parti la prima volta con la nuova luna di giugno, perchè fosse assicurata la completa oscurità nel canale della Farasina. Al tramonto furono avvistate le montagne dellTstria, e la crociera continuava, quando si verificò un’avaria ad uno dei motori a combustione. Accertata l’entità del guasto il comandante decise di continuare la missione, e Sauro trovò la cosa naturale. «Del resto — scrive il comandante — lui sarebbe andato avanti anche rimorchiando il sommergibile con un battellino a remi». Ma improvvisamente ecco, dalla nuvolaglia spuntare un velivolo, che costringe il «Pullino» ad una rapida immersione. Si trova a 16 metri di profondità quando da bordo avvertono un rombo, una scossa. Pareva che un gigante burlone avesse agguantato il periscopio e avesse dato al battello una violenta scrollata. Il sommergibile scese ancora a 25 metri. Niente di grave era avvenuto. Solo tre interruttori a massima erano scattati. Nemmeno un vetro si era rotto sebbene la botta fosse stata forte. Poiché le consegne stabilivano di tornare indietro qualora fossero stati avvistati, il comandante diede gli ordini opportuni. Ma «Sauro non è contento. Sauro vuole andare avanti, però si rende conto che con questi sommergibili ci vuol pazienza. Non sono come le veloci siluranti di Costanzo Ciano col quale si va a fare la beffa di Parenzo .. . Anche in questa missione Ciano è presente. E’ a Porto Corsini pronto alla prima chiamata radio telegrafica». Egli aveva detto a degli Uberti: Stia tranquillo che appena lei fa il P col quadratino, parto come un razzo e lo vengo a prendere anche se è nel porto di Fiume. Navigarono in immersione fino alla mezzanotte e fecero ritorno a Venezia senza inconvenienti. Il tre luglio il «Pullino» riparti da Venezia. Alla mezzanotte penetrò nel Quarnaro, a motori elettrici per non destare allarmi. Alle prime luci dell’alba, verso le ore 4, si immergeva iniziando la navigazione subacquea che veniva rettificata di tanto in tanto con qualche colpo di periscopio. Alle ore 8, a poche miglia dai moli di Fiume, venne scorto un piccolo piroscafo il quale, mentre il «Pullino» preparava il lancio invertiva la rotta e si rifugiava rapido al sicuro. Ancora mezz’ora di marcia ed ecco comparire nel campo del periscopio un altro piroscafo, il «Nesazio», di 300 tonnellate, che navigava con rotta opposta presentando la poppa. E’ un attimo. Il comandante ordina: — «Pronti a lanciare dalle gabbie a poppa! Timone 5 gradi a dritta! Via così! Fuori!» — Forse non sono passati nemmeno 20 secondi. La scia del siluro è diritta come una spada.