14 LUIGI GIRARDELLI tuno di darla alle fiamme per evitare mali peggiori del prossimo immancabile internamento. Anche il Consiglio comunale di Gorizia, unico oramai focolare d’italianità insieme con YUnione Ginnastica, fu sciolto per ordine del governo austriaco, e di lì a poco il Bombi con la famiglia dovette prendere la via dell’esilio e dell’interna-mento a Gòllersdorf. Ma nella sua imperturbabile calma fu tetragono ai colpi di sventura, cliè dei numi è dono, canta il poeta de’ Sepolcri, servar nelle miserie altero nome. Durante infatti le amarezze dell’esilio lo sostenne saldamente la fede nel trionfo della causa buona, la fede nella vittoria, che lo restituì raggiante di gioia e di contentezza alla sua città redenta, convertita purtroppo in un cumulo di rovine fumanti. Beintegrato nella sedia curule, ebbe le sue belle e ben meritate soddisfazioni tanto da parte de’ suoi concittadini, nonostante qualche invidiosa e deplorevole opposizione, che non manca mai per chi è al potere, quanto dal legittimo governo di Boma, il quale apprezzando le rare virtù dell’insigne patriotta lo promosse all’onore del laticlavio. Di niente maggiormente si compiaceva che della simpatia e benevolenza dimostratagli da S. M. Vittorio Emanuele III e dal nostro Principe Umberto, il quale nella sua ultima visita a Gorizia gliene diede prova, in pubblico, con particolare effusione. Col cuore gonfio di commozione vide finalmente, dopo la Marcia su Boma, e salutò con entusiasmo il sorgere d’un’èra nuova, foriera all’Italia di Vittorio Veneto di profondo rinnovamento politico, economico, morale. Da fervente paladino deH’irredentismo intuì subito il vero spirito e l’alto significato della Bivoluzione fascista, che predicava agl’italiani ordine e disciplina; ond’egli entrò senza altro nel Partito fin dal ’23 e ne seguì fedelmente le direttive, convinto a ragione d’essere stato — e perchè no? — un araldo e un precursore del Fascismo. E in questa fede indomita egli visse, in questa palingenesi continuò a lavorare, finché si spense improvvisamente il 15 settembre 1939-XVII. Nel sacrario della famiglia, Giorgio Bombi fu marito e padre esemplare, tenero, buono, affettuoso. Alle figliole, che l’adoravano, diede un’educazione prettamente italiafta, lieto sempre di prevenirne i bisogni e vederle felici; nè usciva di casa a diporto, se non con loro