faccia chf no tdi 'ì lunghijfuno tepo à mire. Perche anche vinto già hebbc forfè più baffo,et debile principio, che bora non è il no» ftro,cr iio di meno è pumuta à quella gràdezz^che fi uede.Egli è il uero, chea quella è fiata fopra ogni altra Città del modo d’a iuto il fuo miracolofo fito,ma forfè no meno gli ordini, er flatuti buoni,che iui fi fono tenuti, er fe quello è da comedare nel fuo ge= uere,il nojlro no è da biafimare nel fuo grado. Onde p arra delle coniche,et Hiflorie di vinegia,gia da me tradotte,er à uoi defii nate,fe pur mai pittile fi flap arinoci mado la Rep. et magijird ti di qlla:er ft no fieno p iflaparfi, ui prego che non melo diate à colpa,che ciò no e in poter mioyna uogliate riceuere qfia in cone tracabio di quella : del che tato più ui dourete tener co tenta patria mia honorata.qudto da qjìa potrete trarre maggiore utilità, er frutte,che da mila. Cociojìa. cofa che ¡¡Ila dell’origine, er guerre, trattaua,qfia de gli ordini, st gouerno ragiona.di quali quel, che più ui piacerà potrete eleggere , et mettédolo ad effetto preualer uene.yiuete ùt pace. Di vinegid,il.xxix.di Ottobre. 1544. ybbidiente figliuolo E rancherò Anditiini. In Vimgia^pprtjfo GiroUmo Scotto♦ M. D. XXXX111I.