XIII. LA GUERRA ALL’ ITALIANO. Avevo terminato a Metcovic il mio giro di cin riosità nella Nuova Austria, e di là ero entrato in Dalmazia, senza alcun pensiero di ciò che nel gergo vigente si chiama attualità ; mi dirigevo a Ragusa, a Spalato, a Salona, a Traù, a Sebenico, a Zara, unicamente pensando ai monumenti delle arti belle e della storia che vi avrei incontrati. Sapevo che 1’ arte pagana e la cristiana, la romana, quella del medio evo e quella del rinascimento, la profana e la sacra, la civile e la militare presentano in Dalmazia grandiosi e magnifici documenti, a cominciare da Diocleziano e dal suo palazzo fino al maresciallo Marmont e alle sue strade. Sapevo che la natura vi presenta singolari bellezze di paesi e di marine, che le sorgenti della Cetina e le cascate della Kerka in terraferma, che le coste svariate dell’ arcipelago dalmato offrono al viaggiatore gradito e interessante spettacolo ; che il costume delle differenti località è altrettanto curioso quanto