I DOCUMENTI 259 plebeo inscritto nel gagliardetto della nostra prima squadriglia di « autoblindo ». E, se dalla nostra parte abbiamo un dio, abbiamo anche un dèmone. Credo che il Governo antinazionale tra le sue molte grasse illusioni nutra anche quella d’essere riuscito ad isolarci. E non sa che tutti i fili del vasto mondo fanno capo al nodo fiumano. Un meraviglioso dèmone li conduce e li tende attraverso tutte le aste radiotelegrafiche della terra. Eccone una prova. Si sa con quanta acrimonia e con quanta stupidezza il Governo antinazionale abbia rappresentato e giudicato la nostra impresa di Zara. Si sa con quale commovente concordia le gazzette italiane ci abbiano vilipeso, ammonito, minacciato, designandoci all’abominio come provocatori d’una nuova guerra e come traditori della patria. Ecco il testo esatto di una nota del Governo americano intorno alla questione adriatica, trasmessa per telegrafo da Washington al capo del nostro Governo oerso la fine della prima decade di novembre. Si consideri che questa nota fu corroborata dal telegramma del signor Wilson, con la data del 13 novembre, già da noi reso pubblico. Si ricordi ch’io partii per le acque di Zara alla mezzanotte del 13 novembre. Poteva l’ispirazione del dèmone essere più opportuna e più diritta ? Chi mai, fra i tanti malviventi e mezzani che ci vituperano, oserà sbavare dinanzi a questo documento solenne dell’impudenza e della viltà wilsoniana ? Certo, nessun Italiano di Fiume e nessun Italiano di Dalmazia potrà leggerlo senza sentirsi soffocare dall’indignazione e sollevare dalla nausea. Da questo documento, disteso in termini che non potrebbero essere tollerati neppure dalla più miserabile delle repubblichette deü’America australe, risulta come sia esclusa da Zara ogni ingerenza italiana e come la città autonoma sia posta alla dipendenza dello Stato jugoslavo e costretta a scegliersi la sua rappresentanza diplomatica col beneplacito di esso avversario. Ogni altro comento è superfluo. Ma è utile che i miei fratelli fiumani leggano con attenzione ogni paragrafo e pesino tutte le paiole e riconoscano il malvagio spirito che le volge, mentre da Roma e da Abbazia si propone un « modus vivendi » che non è e non può essere se non un « pezzo di carta ». I fiumani considerino che da una parte v’è l’uomo transatlantico « dalla mandibola bestiale, dal colorito roseo, dai piedi piatti, dallo scheletro di mandrillo » e dall’altra l’uomo lucano che fa di continuo violenza alla sua grassezza e al suo fiato corto per chinarsi a leccare essi « piedi piatti ». E considerino che dietro i due compari senza fede sono oggi i divoratori di carne cruda e ì calpestatori di coccarde tricolori, egualmente inconciliabili. E si ricordino che — come risulta dal documento ignominioso da me oggi reso pubblico — l’opinione vera e ferma degli Alleati e dell’Associato è pur sempre quella già