DA VITTORIO VENETO A FIUME 37 Sarò domani a Ronchi per accordarmi con i più arditi e ardenti dei reduci da Fiume. Ma voglio sapere se nella necessità dell’azione voi siete consenzienti ed unanimi. Ecco che Edoardo Susmel mi scrive della martire : « Il suo destino è segnato. 11 più piccolo atto di ostilità la perderebbe ». (‘) E allora ? Toglietemi, vii prego, da questa perplessità angosciosa. Io, per mie, sono pronto a tutto. Le parole che io vi mando — a cui seguiranno altre ancor più cruJe — non annunziano se non la violenza. Ma quali — secondo voi illuminati — saranno il modo e l’ora di prendere le armi ? Difficile è scrivere di queste cose roventi. Il nostro Prodam vi riferirà. Coraggio sempre ! Vostro Gabriele D’Annunzio ». Alla lettera, rimasta inedita, rispondemmo con la disperazione nel cuore per Fiume nostra in pericolo, con un grido di speranza e di fede : gli italiani di Fiume attendono ! Attendono e credono : credono nell’Italia che non li abbandonerà. D’Annunzio aveva scritto, ancora nell’agosto della prima rinuncia : (( Quando la Vedetta darà l’allarme, accorrerò in Fiume col più rapido dei miei voli ». Il 12 settembre 1919 Gabriele d’ Annunzio era a Fiume. E con lui tornarono i granatieri allontanati dall’inchiesta di Ro-bilant ; i fanti che avevan dovuto, giorni prima, ritirarsi sotto la pressione del Comando interalleato in esecuzione di quelle sanzioni, gli arditi di tutte le fiamme scaglionati a contrastare il passo alla marcia vittoriosa e lieti invece di poter avanzare oltre il mal fissato confine, per dare più vasto confine alla Patria : tornarono gli eroi di Vittorio Veneto a migliaia, con la nuova marcia di liberazione (v. doc. N. 7 sull’occupazione legionaria di Fiume). Essa fu la prima audace generosa rivolta degli uomini alla pace tenebrosa ed ai trattati ingiusti : fu la prima grande sconfitta del falso apostolo di Washington che aveva creduto sino allora di dettar legge al mondo, pur compiacendosi di stroncare soltanto i deboli e gli indifesi. (*) Il Susmel si riferiva alle piccole azioni locali; invocava invece «il grande gesto nazionale » che solo avrebbe potuto salvar Fiume.