UN ESPERIMENTO FALLITO 103 III. In attesa di una qualsiasi definizione della crisi interna di Fiume, premeva sui Governi di Roma e di Belgrado, per il rumore che se ne faceva sulla stampa dei due paesi, e per le opposte rivendicazioni di cui se nejaceva oggetto, la questione della proprietà di Porto Baross e del Delta. Fiume vantava su quella parte del suo porto diritti incontrastabili sanciti in tutti i documenti della sua esistenza di Comune libero e di Corpus separa-tum. La Jugoslavia, oltre che per ragioni di circostanza, ne reclamava la consegna in conseguenza degli impegni assunti dal Conte Sforza a Rapallo. La Commissione italiana per la delimitazione dei confini verso lo Stato di Fiume aveva già quasi ultimato i lavori a nord e ad occidente dello Stato libero ; rimaneva la parte più importante, quella della sistemazione dei confini ad oriente, che implicava la soluzione del problema di Porto Baross. Il ritardo nella soluzione di questo problema era veramente pregiudizievole per Fiume e per gli altri interessati, e aumentava le difficoltà già incontrate nella ricerca di un punto di contatto. Uniformandosi ai propositi già manifestati, il Governo di Giolitti credette opportuno iniziare senza indugio le trattative con quello di Belgrado, ponendo soprattutto in evidenza la necessità di accordarsi sull’uso dell’intiero porto, tenendo presenti gli interessi di Fiume e di tutti i paesi vicini, ed affidò lo speciale incarico al Senatore Quartieri, presidente della Commissione italiana per i confini ed esperto tecnico, che aveva già studiata da tempo sul posto la delicata questione. Dopo colloqui i più svariati con un mondo di personalità politiche di Belgrado e di Zagabria, e con un’infinità di tecnici e di rappresentanti di classi commerciali e marittime, il Senatore Quartieri potè tracciare, d’ accordo col Governo jugoslavo, un progetto di massima per una convenzione da stipulare tra l’Italia, Hume e la Jugoslavia, relativa all’esercizio ed all’amministrazione in comune del porto di Fiume.