70 PARTE PRIMA - CAPITOLO SECONDO L’ 8 settembre era stata proclamata a Fiume la Reggenza Italiana del Carnaro, che doveva, nel concetto del Capo, che ne aveva tracciata la costituzione, servire da strumento transitorio dal periodo di indipendenza a quello dell’annessione. Oltre che all’affermazione del triplice diritto italiano ('), essa era destinata visto il riacutizzarsi del blocco economico verso Fiume, a creare alla città condizioni possibili di esistenza sulle necessità di ogni giorno. E però appunto la Reggenza aveva emanato una serie di deliberazioni intese a riallacciare i rapporti col mondo civile, in piena libertà di movimento. Il 12 novembre 1920 veniva firmato invece a Rapallo, dai Delegati italiani e jugoslavi, il famoso trattato che stabiliva il confine tra il Regno d’ Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, riconoscendo la piena libertà e indipendenza dello Stato di Fiume, costituito dal corpus separatum, quale attualmente delimitato dai confini della città e del distretto di Fiume. Il trattato di Rapallo, naturalmente, non teneva conto del-l’allora stato di fatto di Fiume, nè dell’avvenuta proclamazione della Reggenza italiana del Carnaio. E allo stesso modo con cui poco tempo prima aveva abbandonato Valona, il Governo di Giolitti avrebbe assai volentieri abbandonato Fiume, come prometteva quel trattato, alla mercè dei più solleciti profittatori. (’) Statuto della Reggenza ital. del Carnaro, cap. « Della perpetua volontà popolare ». (V. Bibliografia cit. d’Annunzio).