88 PARTE PRIMA - CAPITOLO TERZO L’ultima radunata dell’esercito legionario fu tenuta in piazza Dante il 2 gennaio. Tutta la popolazione si unì al corteo militare che si recava al Cimitero per salutare i morti delle cinque giornate. L’anima commossa della città esalò tutte le sue lacrime in quella cerimonia triste fra le tombe italiane di Fiume. L’eroe della grande guerra ed il sacerdote che seppe sempre congiungere l’amore divino col più puro amor patrio, Gabriele d’Annunzio e Don Celso Costantini, genuflessi col popolo vinto ed inerme, dissero la parola della riconciliazione e la preghiera di pace. « Questi italiani — diceva la profonda pietà dell’Uomo — hanno dato il loro sangue per l’opera misteriosa del fato latino, con terribile ebrezza d’amore i nostri, e gli altri con inconsapevole tremito. Gli uni e gli altri si sono infranti nello sforzo inumano e sovrumano da cui sta per nascere quella grandezza che tuttora invocano la nostra passione e la nostra vittoria. La martire Fiume, simile a quella sua donna che da ferro italiano ebbe tronche le due braccia di fatica e non fece lamento, si solleva sui suoi piedi piagati e col moncherino sanguinante scrive nella muraglia funebre: « Credo nella Patria futura e mi prometto alla Patria futura ». Ingi-nocchiamoci e segnandoci, armati e non armati. Crediamo e promettiamo. Davanti a questi morti che riconcilia la nostra speranza, o mie legioni eroiche, o mia forza inseparabile, giuriamoci per una lotta più vasta e per una pace di uomini liberi ». Ieri — diceva ancora, nell’evocazione di tristezza, la profonda pietà deH’Uomo — « non eravamo legioni armate ; eravamo un armonia ascendente. Prossimi a piegare sotto il carico, c’ inginocchiammo per meglio sopportare tanta bellezza. Nessuno rimase in piedi, nessuno delle Milizie, nessuno del Popolo. E colui che versò più lacrime si sentì più beato. E qualcosa di noi trasumanava; qualcosa di grande nasceva, di là dal presente. E ogni lacrima era Italia; e ogni stilla di sangue era Italia; e ogni foglia di lauro era Italia. E nessuno di noi sapeva che fosse e di dove scendesse quella grazia ». Nei giorni seguenti venivano eseguite con 1’ uscita dei legionari le convenzioni pattuite nell’accordo di Abbazia. La partenza dalla città di colui che rimarrà nella storia di questa nostra era di risorgimento come il « liberatore » di Fiume e il precursore della vaticinata vittoria di ieri, fu preceduta da