PREMESSA 15 cabile per quanto si riferiva al sacrifizio di Fiume, e che il delitto non si sarebbe mai potuto compiere. Ma la diplomazia non mostrò di commuoversi alle proteste degli irredenti e si trincerò tutta dietro il segreto dei trattati. I fiumani non si perdettero d’animo e fecero fino in fondo il loro dovere. Il 18 marzo Icilio Baccich, Enrico Buri eh e Giovanni Host-Venturi presentarono un appello al Re invocando la redenzione della loro città: « Gli inni e le fanfare d’Italia — concludeva l’appello — squilleranno per le ridenti calli ed i gai campielli, la redenzione della nobilissima terra d’Istria, che in Fiume ha il suo baluardo inespugnabile; tutti i vessilli saluteranno, inchinandosi, il terzo Re d’Italia, il Re liberatore, il primo d’un’Italia veramente una e compiuta, nella città ricongiunta alla Patria, sugli spalti memori di Roma e donde gli stranieri, con la forza, la romanità esiliarono ». II 16 maggio i fiumani e i dalmati che correvano il rischio di essere sacrificati dal « parecchio » di Giolitti indirizzarono da Ancona caldi appelli al Re, all’On. Salandra e all’On. Barzilai. Non aveva forse già la bandiera di Fiume, avvolta in un velo nero, e portata dai fiumani Riccardo Gigante e Giovanni Host-Venturi, avuto la sua consacrazione, allo scoglio di Quarto, il 5 maggio, quando •>’ Gabriele d’Annunzio rievocò la gloria dei Mille ? La guerra trovò i fiumani più che mai fiduciosi nel loro destino : ne seguirono le vicende politiche e attesero con ansia il momento di agire per la salvezza di Fiume. L’armistizio li colse in pieno fervore di lotta. Le pagine che seguono sono il risultato di un’indagine scrupolosa e serena compiuta dall’autore durante alcuni anni di duro volontariato nella città di Fiume, e dopo, in altre sedi e tribune, a servizio della buona causa e attraverso un’opera giornalistica di cui tutte le traccie non sono ancora perdute. Molti fra i lettori di queste pagine ricorderanno infatti la lunga, appassionata battaglia sostenuta dall’anno dell’armistizio alla cruenta azione del Natale fiumano, dalla Vedetta d’Italia, giornale ch’ebbe il suo periodo di grande notorietà e di affermazione storica e per l’autorevole concorso divinatore del migliore di tutti noi, Gabriele d’Annunzio, e per la coraggiosa costante denunzia che vi andavamo compiendo, giorno per giorno, del ricatto, della prepotenza, del tradimento, che gente d’oltr’Alpe e d’oltre mare, e sinistra gente nostrana perpetrava ai danni dell’Italia