PREMESSA 13 causa di Fiume entrò definitivamente nell’orbita delle rivendicazioni nazionali. Appena spariti gli scrupoli verso l’Ungheria, sorsero da qualche parte delle preoccupazioni che il programma nostro potesse contrattare con quello degli slavi. Eugenio Vajna (morto eroicamente subito all’inizio della guerra sulle Alpi) sostenne allora sull’azione demo-cristiana di Cesena la necessità di accordarsi cogli slavi e di rinunciare non solo alla Dalmazia, ma anche a Fiume. La tesi pericolosa del Vajna fu confutata sulla stessa Azione dal Burich e sulla Preparazione dal Baccich. La polemica servì ai fiumani per premunirsi a tempo contro gli argomenti dei primi nostri rinunziatari. Nell’adunata dei fasci di azione rivoluzionaria, tenutasi a Milano nel gennaio del ’15, la questione di Fiume fu lasciata impregiudicata. Giuseppe Prezzolini, preoccupato di questa omissione probabilmente inavvertita, scrisse a Benito Mussolini una lettera (che fu pubblicata al posto dell’articolo di fondo nel Popolo d’Italia del 29 gennaio 1915) per sostenere la necessità che Fiume fosse d’Italia. Benito Mussolini, in una breve premessa alla lettera (bisogna notare che si era nel tempo in cui le previsioni sulla guerra dovevano essere subordinate alle catene delle diplomazie maggiori) diceva: « Ad ogni modo non ho difficoltà pregiudiziali ad accettare per ciò che riguarda il problema di Fiume il punto di vista di Prezzolini, ma debbo dirlo, più per il secondo ordine di ragioni ideali che egli prospetta, che per le ragioni di indole economica ». Ed era naturalissimo. La formazione politica dell’ex Monarchia non poteva permettere allora di valutare una questione di Fiume presa a sè. Non è privo di significato, pertanto, che appunto Benito Mussolini, nove anni dopo, sia stato a vincere la causa di Fiume e ad annettere la città all’Italia. Intanto nello stesso gennaio del ’15 gli ungheresi, impressionati delle sorti alle quali andava incontro il loro Stato perdendo Fiume e la Transilvania (allora non si parlava ancora della Slovacchia) corsero ai ripari. La Moming Post di Londra pubblicò alcuni articoli nei quali si parlava del separatismo ungherese e si facevano balenare i vantaggi per l’Intesa d’un’azione dell’Ungheria tendente a staccarsi violentemente dal nesso delle potenze centrali. I magiari si dicevano allora disposti ad appoggiare le aspirazioni italiane che riguardavano i territori soggetti all’Austria. Ma il Times, ispirato