112 PARTE PRIMA - CAPITOLO QUARTO citamente decaduto il progetto del Consorzio che, com’è noto, scadeva il 15 luglio. Il Marchese della Torretta, nuovo Ministro degli Esteri, volle inaugurare una più concreta politica di Tealtà, anche nei confronti di Fiume. Alla confusione e all’impotenza di molti suoi rappresentanti, il nuovo Ministro degli Esteri sostituì un interessamento diretto, un aiuto diretto a ridare ai fiumani la fiducia nell’Italia, riuscendo veramente a migliorare la situazione di Fiume. Nel settembre i legionarii e gli arditi, in seguito ad un caldo appello di Gabriele d’Annunzio, lasciavano il Porto Baross. II 5 ottobre, dopo l’impossibilità di conciliare le opposte tendenze politiche di Fiume, da un Generale taciturno, Luigi Aman-tea, veniva compiuta, in nome dell’Italia, la convocazione della Costituente fiumana eletta il 24 aprile ed in nome dell’ Italia inaugurata senza incidenti. Ne assunse la presidenza il nominato Riccardo Zanella, tornato da Buccari. Egli si assumeva l’impegno di dar vita allo Stato libero e indipendente, tracciato sulla carta, la carta di Rapallo. Si erano già rivelate le gravi difficoltà e più ancora le obbiezioni sulla possibilità di questa creazione. «AI nuovo Stato e al nuovo Governo — scrivevamo in quei tempi — competono la definizione dei problemi che decideranno della sua esistenza, i cui limiti e la cui durata, evidentemente, più che dalla complessa esecuzione del Trattato di Rapallo, saranno imposti da nuovi eventi, prossimi o lontani ». I quali, infatti, non tardarono a verificarsi. II Governo autonomo dette subito le più decisive prove della sua impotenza a realizzare una così assurda creazione. Soltanto per dare parvenza di vita a questa specie di mostruosità costituita dallo Stato libero e indipendente (Stato di chi e di che cosa?) fu necessario per quel Governo iniziare una politica totalmente opposta a quella dei precedenti reggitori dell’ amministrazione locale. Si verificarono giorno per giorno gli inconvenienti più volte previsti dagli oppositori del Trattato di Rapallo. Occorrevano, intanto, mezzi finanziari potenti. Si chiedevano prestiti su prestiti al Governo italiano, il quale, ad onor del vero, li concedeva in articulo mortis, cioè a titolo di sovvenzione, per non dire di elemosina. Si vendevano agli stranieri appalti di opere e di strumenti portuali : gli americani avrebbero dovuto venire in p°s'