74 PARTE PRIMA - CAPITOLO TERZO Contemporaneamente il Ministro degli Esteri jugoslavo Ante Trumbic faceva ad un redattore del Jutarnii List, giornale di Zagabria, la seguente testuale dichiarazione : « In verità noi abbiamo in senso commerciale perduto il mare perchè non ci fu lasciato che il porto Baross, che è una piccola finestra sul mare. Ma non così nel senso geografico, perchè noi abbiamo una lunga costa ed ora spetta a noi di renderla commercialmente potente e farne un grande sbocco per tutta la nazione ». L’intervista concessa da Trumbic — riferivano i giornali — aveva profondamente turbato il Ministro Sforza, il quale fece le sue rimostranze al Ministro serbo a Roma signor Antonievic, rimproverando a Trumbic di non avere serbato un doveroso silenzio sopra una questione che doveva rimanere segreta e che, data in pascolo alla pubblicità, avrebbe procurato serie complicazioni nella condotta del Governo italiano. La Vedetta d’Italia del 21 novembre 1920, confermava l’accusa ai negoziatori di aver ceduto il Delta e il porto Baross ai jugoslavi e faceva le seguenti fondate rivelazioni : « Delta e porto Baross sono stati effettivamente ceduti alla Jugoslavia con un accordo segreto firmato dal Conte Sforza e rilasciato al Ministro degli Esteri dei S. H. S. Trumbic ». Fu allora che si determinò il primo conflitto insanabile fra il diritto dei fiumani e la coscienza degli uomini del Governo. Il dissidio si propagò in tutte le terre colpite dall’ ingiustizia. Una vasta propaganda veniva spiegata dai fiduciari dannunziani in Italia, in Dalmazia, nelle isole di Arbe e di Veglia cedute alla Jugoslavia ed occupate dai legionari all’ indomani della firma di Rapallo. Dal Comando di Fiume venivano distribuite le seguenti istruzioni — a firma di Carlo Massimo Rava, addetto al Sottosegretariato agli Esteri — a tutte le rappresentanze fiumane in Italia : « Vi sono finzioni di vittoria contro le quali è necessario insorgere con assai maggior vigore di quanto ne occorra per risollevarsi dalle sconfitte e con tanto maggiore sdegno in quanto più sottile e più canagliesca è la frode. Di simile vergognosa finzione di vittoria è esempio inarrivabile l’accordo di Rapallo fra i rappresentanti del Governo di Giovanni Giolitti e quei jugoslavi che ancora ieri proclamavano sprezzantemente di voler portare il loro confine all’Isonzo.