I DOCUMENTI 257 h rattanto nessuna risposta dal Governo, nessun ordine dai superiori : bensì un affluire continuo di reparti e soldati di ogni arma, di volontari e di gente nuova. 11 mio capo di S. M. non aveva ancora fatto ritorno da Udine e non pochi ufficiali del Comando già parteggiavano per d’Annunzio. Telefonai al Comando dell’Armata per dare le notizie della notte ed informare dell’intimazione che mi era pervenuta di prima mattina, ma mi venne risposto che il Generale Di Robilant non era in ufficio. Eppure bisognava decidere. Poco dopo le IO si sparse la voce che il generale Di Robilant stesse per giungere a Fiume. La voce, dapprima vaga, era divenuta sempre più insistente ed aveva destato vivo fermento tra le schiere di d’Annunzio e nella stessa popolazione : tanto che fu deciso di mandargli incontro un plotone di arditi per indurlo a fare ritorno a Udine. Io sapevo invece che il Generale viaggiava verso Abbazia : perchè, quando avevo domandato all’Armata che mi fosse data risposta al fonogramma del mattino, mi era stato notificato che il Di Robilant era partito per Abbazia, dove avrei potuto trovarlo verso mezzogiorno. Ma di ciò non dissi nulla. Ritornato al palazzo, trovai gli accessi militarmente occupati, le autoblindate e le mitragliatrici appostate sulla strada, molti arditi armati, schierati lungo lo scalone di accesso; non me ne diedi per inteso e raggiunsi la sala del comando. Erano le 11,45 quando il Capo di S. M. mi annunziò che il Poeta aveva fatto un’improvvisa irruzione nel palazzo, seguito da uno stuolo di ufficiali della spedizione, da vari membri del Consiglio Nazionale e da un reparto di arditi e voleva subito essere ricevuto. Non appena mi fu dinanzi, con tono concitatissimo mi investì, dicendo ch’io tradivo, perchè, senza che fosse stato avvertito, il generale Di Robilant si trovava nel palazzo, o stava per giungere. Poiché io negavo che ciò fosse, soggiungeva che la notizia stessa che per la città correva, costituiva una provocazione, una minaccia alla sua opera altamente patriottica. Conchiudeva di volere immediatamente assumere il comando della città. L’inevitabile si compiva ! Prima di separarci rimanemmo d’accordo : Che avrei dato tutte le consegne di carattere militare al generale Castelli, giacché sarei partito da Fiume nel tèrmine di due ore, cogli onori dovuti al mio grado, accompagnato dal Capo di S. M. e dal tenente colonnello di S. M. Bertolini. Alle ore 14 circa lasciavo Fiume e raggiungevo in automobile Abbazia, dove mi presentavo al generale Di Robilant, mio superiore diretto. Benedetti - i7