L' ITALIA E FIUME DI FRONTE AGLI ALLEATI 57 creduto cortesemente di sottopormi. Ella conosce esattamente come il mio pensiero sul problema di Fiume sia irremovibile e non per considerazione di minor simpatia verso il grande popolo italiano, ma bensì per convincimento assoluto del Governo del mio Paese. Ogni soluzione contraria a quella da me sempre sostenuta nei riguardi di Fiume, contrasterebbe rudemente con l’indirizzo di politica estera che sempre ho avuto l’onore di appoggiare. Credo così fermamente che i vostri dubbi circa l’accoglienza che il popolo italiano farebbe ad una soluzione del problema di Fiume differente da quella propugnata da una minoranza imperialista, non abbiano effettivo fondamento. La questione di Fiume non interessa seriamente il popolo italiano, il quale invece pensa oggi alla definizione dei maggiori problemi sociali ed economici che lo affliggono. In ogni modo sono spiacente di dovervi significare che la nostra attitudine in proposito non può essere suscettibile assolutamente di cambiamento alcuno. Ed io chiederò invece, per il bene deH’Umanità, a Lei ed ai colleghi della Conferenza di Parigi che il problema adriatico venga risoluto senza ulteriori indugi. La necessità di un riassetto europeo è sentita da tutti i popoli del mondo ed il paese che contrastasse a tale indirizzo, costringerebbe il mio paese a provvedimenti non simpatici dettati unicamente della decisione inflessi-bile presa dal Governo del mio paese di appoggiare, nella ricostruzione economica, solo i paesi che aderiscono al suo programma politico. Mi auguro sinceramente che ben presto, risoluto il problema di Fiume e della Dalmazia, i nostri due popoli possano iniziare quella collaborazione amichevole che l’avvenire immediato richiede per la salvezza della collettività. Firmato: WlLSON ». La lettera fu partecipata all’On. Nitti il 9 novembre 1919, tre giorni prima del l’occupazione di Zara da parte di Gabriele d Annunzio. Nel dicembre successivo furono fatte alla città di Fiume delle proposte appoggiate al precitato modus vitìendi di Tittoni, perchè ¿’Annunzio si decidesse a lasciare la città. Le proposte, che in questa pubblicazione si omettono, furono presentate e sottoscritte dal Generale Badoglio che disimpegno come potè la sua missione, per la quale non si poteva dire, invero, ch egli fosse investito di pieni poteri : giacché ad ogni domanda o rettifica di d’Annunzio, egli era costretto a chiedere istruzioni che, quando giungevano, o erano contradditorie, o addirittura