L- ANNESSIONE ALL’ ITALIA 135 però riterremmo incompleta la nostra pubblicazione se essa non vi fosse riprodotta integralmente. Eccola : « Quando sulla fine di ottobre 1922, l’attuale Governo assunse le redini del potere, la situazione diplomatica di Fiume era determinata dall'art. 4 del Trattato di Rapallo e dalla lettera del conte Sforza, lettera segreta ma impegnativa dal punto di vista internazionale, ancorché non mai presentata ai due rami del Parlamento. Secondo l’art. 4 del 1 rattato di Rapallo, Fiume doveva essere costituita in Stato autonomo indipendente, e per gli impegni contenuti nella lettera Sforza, Porto Baross, il Delta, più la banchina laterale, dovevano passare in sovranità assoluta alla Jugoslavia. Dal punto di vista politico, Fiume non aveva Governo dopo il moto insurrezionale del marzo 1922; la maggioranza della cosidetta costituente zanelliana si era rifugiata a Porto Re, mentre il sedicente capo dell’effimero governo fiumano si era dato ad ogni sorta di intrighi fra Belgrado e Ginevra e si era specializzato in una bassa campagna giornalistica di denigrazione antiitaliana. A Fiume gli oneri dell’amministrazione erano tenuti dal dottor De Poli, mentre l’Italia continuava a fronteggiare i bisogni della città con aiuti di varia natura. Questa situazione va esattamente stabilita come punto di partenza per fissare lo stato preciso di fatto esistente nel momento m cui l’attuale governo assunse il potere. Che fare dinanzi a questa situazione ? Si poteva ricorrere al mezzo estremo di denunziare il Trattato di Rapallo, ma questa denunzia per condurre ad una nuova situazione territoriale, avrebbe dovuto preludere alla guerra, non ad altre trattative diplomatiche, nelle quali tutta la questione delle frontiere terrestri ed austriache sarebbe stata messa in questione ed in condizioni forse più difficili. Senza contare che la denunzia del Trattato di Rapallo avrebbe coalizzato contro di noi mezz’Europa. Dissi allora, con vostra piena approvazione, in un discorso del 16 novembre alla Camera che, conformemente alle concezioni tradizionali d’uno Stato che tenga alla salva-guardia della sua reputazione, i trattati una volta che sieno firmati vanno eseguiti. Scartata dunque l’ipotesi estrema e pericolosa della denunzia, non restava che quella cieH’applicazione, cercando di migliorare fin dove era possibile il trattato. La soluzione che oggi è ormai un fatto compiuto fu da me prospettata fin dal 1922 a Losanna, nel primo colloquio col Ministro degli Esteri Nincic. Questo si deve stabilire. La direttiva da me Agüita è stata coerente e non è il risultato di semplici mutazioni