62 PARTE PRIMA - CAPITOLO SECONDO dalla Conferenza della Pace, lasciando gli Alleati al loro destino » (). Alle giustificazioni degli Alleati Wilson replicava confermando la sua tesi. Così la questione adriatica veniva dalla Conferenza collocata a riposo, in attesa che gli eventi maturassero in Europa e in America, per venire a suo tempo ad una decisione definitiva. Gli eventi maturarono con l’invito degli Alleati ai Governi di Roma e di Belgrado a negoziare direttamente per un mutuo accordo. Ma manco a dirlo, durante il soggiorno di Nitti a Londra (12 febbraio-5 marzo) le trattative dirette fecero fiasco e furono rimandate in quel di San Remo, dove si concluse quella pace con la Turchia che doveva decretare la guerra di due anni dopo. Nitti (J) Dopo aver rivelato « un così sostanziale accordo tra gli Alleati circa l’ingiustizia e la inopportunità delle domande italiane », la nota trasmessa da Wilson agli alleati diceva a questo proposito : « Il Governo americano non può riconoscere sia un ingiusto compromesso basato su di un trattato segreto, le cui condizioni non possono coesistere con le condizioni del nuovo mondo, sia un compromesso ingiusto cui si sia pervenuti mercè l’impiego di quello stesso trattato segreto come un istrumento di coercizione. Esso Governo gradirebbe qualunque soluzione del problema basata su di una libera ed impregiudicata considerazione dei termini della controversia o sui termini che le disinteressate grandi potenze convennero essere giusti ed equi. L’Italia, comunque, ha rigettato ripetutamente tale soluzione. Questo Governo non può accettare una soluzione r cui termini sono stati ritenuti come non saggi ed ingiusti, e che adesso viene proposto di concedere all’Italia, in vista del suo persistente rifiuto ad accettare qualunque provvida e giusta soluzione. È, tempo di parlare con la più grande franchezza. La soluzione adriatica, come adesso si presenta, solleva la questione fondamentale se il Governo Americano possa su qualunque base cooperare con i suoi associati europei nel grande lavoro di mantenere la pace nel mondo, col rimuovere le principali cause di guerra. Questo Governo non dubita della sua abilità di raggiungere una amichevole intesa con i Governi associati su ciò che costituisce equità e giustizia nei rapporti internazionali perchè le differenze di opinioni circa i migliori metodi di applicare giusti principii non hanno mai oscurato il fatto vitale che nel complesso i diversi Governi hanno sempre avuto Jo stesso fondamentale concetto di ciò che quei principii sono. Ma se un accordo sostanziale su di un principio, qualora giusto e ragionevole, non deve determinare le soluzioni internazionali ; se il paese che possegga la più f°rte costanza nel sostenere le sue domande, piuttosto che il paese che sia armato del merito della giusta misura, deve guadagnare l’appoggio delle Potenze; se la violenta presa di possesso ( !) di territori desiderati deve essere permessa